A bagasce? Vedremo.

E anche questa è andata. A bagasce? Vedremo.

La forza che ho sostenuto, +Europa, non ha raggiunto la soglia minima per una degna rappresentanza parlamentare. Peccato. Ma questo non è certo l’elemento più significativo dell’esito elettorale.

Tra i tanti dati che si possono estrapolare dai risultati, uno particolarmente significativo riguarda i risultati di Milano, l’unica città italiana nella quale si respira aria europea. A Milano +Europa sfiora un sorprendente 8% (il doppio di Liberi e Uguali), il PD è di gran lunga il primo partito (27%), il M5S raccoglie sostanzialmente lo stesso consenso della Lega, intorno al 17-18%. Con tutto ciò, se il risultato italiano rispecchiasse quello milanese, comunque non ci sarebbe una maggioranza. Anzi, sarebbe ancora più difficile immaginarla. A Milano, Lega e M5S, insieme, fanno il 34%, quando a livello nazionale raggiungono il 50% dei voti.

La sostanza è che, Milano o non Milano, è difficile immaginare una maggioranza politica per dare un Governo al Paese. L’esigenza di riformare le istituzioni al fine di renderle più efficienti e favorire la governabilità, appare assolutamente prioritaria.

Però guai a parlarne: i problemi sono ben altri. Così oggi ci ritroviamo ad aver eletto un numero spropositato di parlamentari che, divisi tra Camera e Senato, si impegneranno nella migliore delle ipotesi a fare le stesse cose, nella peggiore a boicottarsi vicendevolmente e che non sono in condizione di mettere insieme una realistica maggioranza di governo.

La stessa maggioranza che si oppose alla riforma costituzionale, è oggi vittima della mancata riforma. Ma la Costituzione, si sa, non si tocca: Bersani e D’Alema saranno soddisfatti.

Sta di fatto che, se si esclude per un attimo la possibilità di un “Governo del Presidente”, le uniche ipotesi di maggioranze politiche su cui valga la pena spendere qualche parola, sono due (l’ipotesi M5S-PD è roba incommentabile):

  • Coalizione di centro-destra
  • M5S-Lega

La prima opzione deve fare i conti con almeno tre problemi:

  • intanto, non ha i numeri: dovrebbe ricorrere a una “campagna acquisti” particolarmente impegnativa;
  • in secondo luogo, dovrebbe fare i conti con una posizione incompatibile tra Forza Itale e Lega sul tema, dirimente, dell’Unione Europea;
  • in terzo luogo, dovrebbe risolvere il tema non banale della leadership: l’elettore medio di Forza Italia non si riconoscerebbe in Salvini.

Insomma, è roba molto difficile.

Le seconda opzione, M5S-Lega, è molto più plausibile:

  • hanno i numeri;
  • hanno un’affinità politica pressoché totale sul dirimente tema dell’Unione Europea;
  • utilizzano un linguaggio politico molto simile, fatto di bufale, cultura del nemico e complottismo.

Si può fare. Inoltre, un po’ come fu per Forza Italia e Lega del lontano ’94, si dividono l’Italia: La Lega molto forte al Nord dove, in lacune aree è il primo partito; il M5S ha sbancato il sud.

Certo, dovrebbero fare i conti con le loro promesse che, messe insieme, fanno tremare i polsi: pagare molte meno tasse (flat tax al 15%!), andare in pensione prima (abolizione Legge Fornero), pagare il reddito di cittadinanza, andare a battere i pugni a Bruxelles. Roba da munirsi di popcorn e godersi lo spettacolo. Sperando che sia breve. Poi si dovrà ricostruire, ma magari, dovendo ricostruire sulle macerie, si potrà finalmente innovare.

E nel frattempo? Nel frattempo occorre promuovere una nuova cultura politica fondata sulla soluzione e non sul nemico, sul per e non sul contro, sull’esplorazione dell’opportunità e non sull’immaginazione del complotto, sull’inclusione e non sull’esclusione, sulla consapevolezza delle responsabilità individuali e non sulla pretesa di garanzie sociali.

Chi può iniziare a proporre il tema? Chi può iniziare a starnutire il “virus positivo”? Carlo Calenda asserisce che non sia il momento di impegnarsi nell’affermazione di nuove forze, ma, semmai, di rafforzare ciò che c’è: il PD. Auguri. Nel 2012 ebbi un carteggio con Matteo Renzi. Negli stessi giorni in cui fu pubblicato un mio libro (Il coraggio di essere te stesso), egli fu sconfitto da Bersani nelle primarie di coalizione. Mi usò il privilegio di leggere il mio libro, così scambiammo qualche opinione. Parafrasando Andreotti, gli proposi una battuta: ci sono due tipi di pazzi, quelli che si credono Napoleone e quelli che credono di poter cambiare il PD. La stessa battuta la propongo oggi a Calenda.

Ho creduto in +Europa come soggetto promotore di questa nuova cultura politica. Nonostante la sconfitta elettorale, può giocare in questo senso un ruolo da protagonista. A condizione che non si appiattisca sulla cultura e sulla tradizione radicale: sarebbe un’avanguardia vecchia prima ancora di provare ad affermarsi.

Chi vivrà, vedrà.

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