Italia viva, oltre gli steccati.

Da tempo penso e scrivo che occorre dare una casa a quel “popolo” che non si riconosce nel neo populismo (Cinque stelle, Lega, Fratelli d’Italia) né nei vecchi steccati di una destra asservita alle più becere tendenze autoritarie o di una sinistra che continua a strizzare l’occhio al ribellismo e al giustizialismo grillino.

Sembra proprio che ora questa casa ci sia: Italia viva.

Per quanto mi riguarda, ho scelto di sostenere questa iniziativa, pur consapevole delle insidie che potrà incontrare e degli equivoci che dovrà superare per potersi davvero affermare.

Ho partecipato a Leopolda 10 e quindi al momento costitutivo di Italia viva. Ho immaginato cosa avrei potuto dire se mi fosse stata data, per assurdo, la possibilità di intervenire.

Ecco cosa avrei detto.

Invito chi mi segue ad aderire al Comitato Umanisti 4.0. Abbiamo bisogno di nuove energie, di nuove idee, dell’esperienza di chi vive i paradigmi della nuova epoca nel sociale, ma anche nell’impresa.

Fighetti saputelli

Come ho già avuto modo di argomentare, la scelta di Matteo Renzi di promuovere la formazione di un nuovo governo, ha procurato in un sol colpo una serie di vantaggi.

Alcuni sono di natura tattica, ad esempio l’aver messo in un angolo il suo principale avversario politico, Matteo Salvini.

Altri sono di natura economica e riguardano le probabili conseguenze negative che avrebbe avuto il ricorso a un esercizio provvisorio nel caso di elezioni anticipate.

Il vantaggio principale è però, di gran lunga, di tipo politico. Le elezioni anticipate, che appunto sono state scongiurate, si sarebbero svolte in un quadro politico molto poco chiaro a causa della mancanza, di fatto, di una realistica alternativa alla proposta neo-populista.

Il Governo Conte Secondo consente alle forze politiche di completare i loro percorsi e di delineare così un quadro politico più chiaro e comprensibile per l’elettore.

In particolare, possono organizzare la propria proposta politica quelle forze che ritengono di dover mettere mano a un’alternativa al populismo nel suo complesso, quindi tanto a quello grillino, quanto a quello leghista.

Naturalmente, il primo a usufruire di questo vantaggio è lo stesso Matteo Renzi che può dare vita al nuovo partito di Italia Viva.

Renzi non è l’unico a trarre vantaggio da questa situazione, ne traggono infatti vantaggio anche altri protagonisti e altre forze, in particolare Carlo Calenda e Più Europa. Nel caso di elezioni anticipate, Calenda sarebbe rimasto nel PD a dire “faccio un partito, ma forse no, ma forse lo faccio ma resto nel PD“ e Più Europa, non godendo più dell’esenzione dalla raccolta firme, sarebbe scomparsa dalla scena politica.

Calenda e più Europa usufruiscono così, come e più di Renzi, dell’enorme vantaggio regalato loro dalla scelta di dare vita a un nuovo Governo, ma non se ne assumono la responsabilità e fanno i duri e puri all’opposizione. Per me si tratta, nella migliore delle ipotesi, di opportunismo politico, nella peggiore di miopia.

Ho espresso questa mia opinione su Twitter, particolarmente commentando un post dello scrittore Andrea Cerri. Ciò ha scatenato una bagarre che desidero condividere con voi.

Cerri scrive: Chi ha sempre combattuto il M5S e quello che rappresenta, adesso come adesso, può guardare solo a #Calenda Questo è. Ma purtroppo è solo.

Io commento: Calenda può organizzare il suo partito prima delle prossime politiche solo perché Renzi, grazie all’idea di questo governo, gli regala il tempo per farlo. Calenda e più Europa usano questo vantaggio facendo i duri e puri all’opposizione. Per me è opportunismo.

Un normale confronto tra “intellettuali“.

Ma ecco il colpo di scena, l’intervento a gamba tesa dello stesso Calenda. Egli interviene nella conversazione tra Andrea Cerri e me, ritwittando e commentando il mio post con le seguenti parole: Bimbo se non si fosse fatto questo Governo sarei felicemente nel PD. E come ho detto alla festa dell’Unita di Ravenna ero pronto a combattere senza paracadute in un collegio uninominale. Nessuno mi ha regalato nulla. Vola basso.

Bimbo vola basso. Un linguaggio da bullo di periferia. Per di più utilizzato nei confronti di un suo follower che fino ad oggi lo aveva comunque seguito con simpatia. Si tratta di una cosa più triste che sconcertante: Calenda conta così poco ed è considerato così poco dai veri protagonisti della politica, che si mette a polemizzare con me.

Come è facile immaginare, dopo un commento così volgare, le sue truppe cammellate, ognuno ha le sue, si sono sentite autorizzate a un martellamento di commenti sarcastici di ogni genere nei miei confronti.

Chi mi conosce sa che sono normalmente persona schietta, ma gentile e cordiale. Chi mi conosce sa anche che se uno fa il furbo mi trova. Sempre. Ovviamente anche se si chiama Carlo Calenda. Per questa ragione ho ritenuto di rispondere pan per focaccia: Solo un coglione può dare del “bimbo” a un sessantenne da cui oltretutto è sempre stato molto apprezzato. Quindi sono molto stupito.

Non pago, il buon Calenda ha ritenuto di continuare nella polemica con le seguenti sarcastiche parole: Scusa. Dal tweet pensavo avessi età diversa.

A questo punto, consapevole di essere stato trascinato all’asilo Mariuccia, ho scelto di chiudere la noiosissima polemica: Io invece pensavo che avessi spessore diverso, ma mi sono ricreduto da un po’. Con questo ovviamente chiudo.

Naturalmente le truppe calendiane hanno continuato a trollare fino ha sera inoltrata. Ciò che è peggio è che il prode Calenda li abbia ulteriormente aizzati ritwittando e commentando le mie parole conclusive: Vedete Alessandro è esempio perfetto di quello che dicevo. Scrive su un tweet che sono UN opportunista ma non accetta l’incipit della mia risposta ironica “bimbo”. Vale a dire “solo io cittadino posso maltrattarti, tu sei un politico e quindi buono e incassa”. Uno vale due.

Calenda sostiene di poter pubblicamente irridere un suo follower che propone un rilievo politico (in una conversazione con persona terza) e di potergli dare del grillino se, allibito, reagisce. Tristezza infinita.

Me ne rendo conto, è stato un resoconto un po’ noioso, ma ho voluto condividerlo nel dettaglio e documentarlo.

Questa esperienza rafforza la mia opinione intorno al gruppo di persone che diede vita al movimento di Luca Cordero di Montezemolo, Italia Futura di cui Calenda era coordinatore: fighetti saputelli.

Italia Viva si tenga ben distinta e distante dai sinistri duri e puri, ma anche dai liberali duri e puri di ogni fatta. Essi sono convinti di possedere il verbo, si sentono antropologicamente superiori, proprio come e quanto i sinistri duri e puri. Di diverso, lo dico per esperienza, hanno una maggiore e patologica propensione a seminare zizzania. Tenersi alla larga.

Sinistra, centro-sinistra o vera alternativa?

Taluni non riescono proprio a farsi una ragione del fatto che si vada incontro ad un nuovo bipolarismo che non vede più come centrale la contraddizione tra destra e sinistra.

Così in certi ambienti continua a imperversare lo stucchevole dibattito su come ripensare la sinistra, utilizzando spesso l’ormai insopportabile formula retorica “la sinistra deve ripartire da“. Taluni rispondono che la sinistra dovrebbe ripartire dall’alleanza con i 5 stelle. Contenti loro…

La realtà è tutta diversa. Con la caduta del muro di Berlino, il marxismo è caduto in disgrazia insieme al muro. Così la sinistra, orfana di un’ideologia, ha iniziato a guardarsi intorno, ha cercato nuovi appigli, nuove sponde. Così si è fatto ricorso al giustizialismo, al bacchettonismo, alla cultura del nemico (prima Craxi, poi Berlusconi, poi financo Renzi), finendo per riproporre l’idea secondo la quale “essere di sinistra” indicherebbe una superiorità culturale, intellettuale e addirittura morale. Insomma, pur di giustificare la propria esistenza, si è sostituita una categoria politica con una categoria antropologica, pensiero intellettualmente scadente e politicamente pericolosissimo.

No, anche le categorie politiche hanno un ciclo di vita. Facciamocene una ragione.

Eppure c’è chi insiste e continua a contestare a Matteo Renzi, non già l’efficacia delle sue proposte e delle misure del suo governo, ma quanto esse siano etichettabili come “di sinistra”. Basta, non se ne può più. Anche la rivendicazione, talora utilizzata dallo stesso Renzi, della “sinistritá” di iniziative quali le unioni civili e l’attenzione alla gestione del processo migratorio, appare oggi una risposta debole: l’attenzione ai diritti civili, la propensione all’interscambio culturale, la stessa sensibilità verso l’ambiente, non sono esclusive della sinistra, sono temi ampiamente trasversali che appartengono tanto alla cultura della sinistra liberale quanto a quella liberal-democratica.

Oggi ci troviamo di fronte a un nuovo bipolarismo, fondato sul confronto tra il Polo neo-populista, trasversale rispetto allo schema destra/sinistra, e il polo alternativo, ancora tutto da costruire.

Credo che il compito storico di Italia Viva si dipani in questo scenario. Credo che la sua principale missione politica consista proprio nel dare vita a una forza fondata su una narrazione alternativa a quella neo-populista, coerente con i paradigmi dell’epoca 4.0, potenzialmente attraente per qualunque elettore, indipendentemente dalla sua “provenienza politica”.

Se queste considerazioni hanno un senso, allora Italia Viva é chiamata a dare una risposta inequivocabile, spudorata e disarmante a chi chiedesse se Italia Viva sia “di sinistra”: no. No, perché la sua missione non deve consistere nel ripensare la sinistra, ma nel costruire il polo alternativo a quello neo-populista.

Solo così facendo, Italia Viva eviterà il rischio di diventare il partito degli ex-PD e potrà proporsi come il partito dei nuovi protagonisti. Solo così facendo, potrà resistere alla tentazione di diventare il partito del 5% da far pesare al tavolo del centro sinistra e potrà davvero lavorare per diventare il partito del 25% da mettere al servizio della democrazia italiana.

Tutto ciò non é scontato. Vedremo. Confido più in Renzi che nei renziani.

I nuovi comunisti

Ho argomentato più volte come l’epoca 4.0 porti con sé nuovi paradigmi, ovviamente anche politici.

Tante parole del passato sono diventate inattuali. La parola “socialista” appare molto polverosa. Ma attenzione: anche la parola “liberale” appartiene alla vecchia epoca.

Eppure essa è diventata di gran moda. In ogni ambiente politico. Si tratta di un atteggiamento politico snobistico, fondato su una presunta superiorità antropologica. Liberali duri e puri. Liberali “coerenti”.

Si tratta di una nuova, penosa retorica. Personaggi istericamente irrilevanti che se la tirano da sale della terra. Dal punto di vista dell’atteggiamento, sono i nuovi comunisti. Mi stanno sui coglioni.

Verso un nuovo bipolarismo: istruzioni per l’uso

L’epoca 4.0 ha portato con sé nuovi paradigmi con i quali fare i conti in ogni ambito della nostra vita. Essi determinano nuove relazioni personali, sociali e politiche. In quest’ottica va letto anche l’avvento del neo-populismo che, generato dal Movimento 5 Stelle, fin da subito si è posto oltre lo schema destra/sinistra, proponendo una sua originale narrazione della realtà.

Su cosa si fonda la narrazione neo-populista? Innanzitutto sullo spostamento della “contraddizione principale” da un conflitto di classe verso un conflitto di potere, quello tra popolo e élite, per usare il linguaggio leghista e tra cittadini e establishment, per usare il linguaggio grillino. Tutto viene ricondotto a questo schema, secondo il quale i cittadini e il popolo sarebbero sempre e necessariamente buoni e inascoltati, mentre le élite e l’establishment sarebbero sempre e necessariamente intenti a ordire complotti a dispetto del popolo. Secondo questo modello, finiscono nella colonna dei cattivi in quanto riconoscibili come élite o establishment, le banche, le grandi aziende, le multinazionali, i grandi industriali, in fondo le persone di successo, quindi i professionisti più affermati, le persone di cultura.

Il neo-populismo, forte di questo modello, si rivolge a ogni singolo elettore dicendogli: non sei tu il responsabile dei tuoi mancati successi, i colpevoli vanno ricercati altrove, tra i rappresentanti dell’establishment.

Persino il processo migratorio farebbe parte di un complotto internazionale finalizzato allo scientifico sfruttamento delle masse popolari, ordito e governato da Soros, eminenza grigia della finanza, nemico numero uno dei popoli.

Qual è la narrazione alternativa a quella neo-populista? Di fatto non esiste. Non esiste perché non si ha il coraggio di muoversi sul scivoloso terreno della nuova epoca, di adottare nuovi linguaggi, di andare oltre i vecchi steccati. Così ci si concentra sul denigrare la narrazione altrui piuttosto che sul proporre la propria, finendo per ricorrere a consunte ricette o a nuovi giaguari da smacchiare.

Occorre elaborare e proporre una narrazione alternativa a quella neo-populista, tenendo presente che lo stesso schema destra/sinistra appartiene al passato: anche le categorie politiche hanno un ciclo di vita, facciamocene una ragione.

Non sarà facile, ma si farà. Basta volerlo e mettersi al lavoro. Certo, ci attende una fase incerta e turbolenta, nella quale non avranno vita facile i sostenitori di quella retorica della coerenza secondo cui bisognerebbe restare uguali a se stessi in un mondo che, nel frattempo, rapidamente cambia.

I nostalgici dei vecchi paradigmi, di parole come “socialista” o “liberale” (divenuta di gran moda, ma vecchia anch’essa) sono destinati all’irrilevanza. Il nuovo bipolarismo si muoverà sul confronto tra il polo neo-populista e quel polo alternativo che ancora non c’è, ma che stiamo costruendo. Esso dovrà fondarsi su alcuni elementi irrinunciabili:

  • Ripudio del “pensiero contro”, delle concezioni politiche fondate sul nemico, quel pensiero che, derivando dalla teoria del “nemico di classe”, ha ispirato buona parte della sinistra. Il pensiero contro, fondato sulla demonizzazione di nemici più o meno immaginari sui quali scaricare ogni responsabilità deve appartenere esclusivamente alla cultura politica neo-populista. L’alternativa deve esserne immune.
  • Equidistanza dalla destra e dalla sinistra, non certo in omaggio a un’ispirazione centrista, ma in omaggio semmai ai nuovi paradigmi della politica.
  • Orientamento a cogliere e valorizzare la bellezza della nuova epoca, oltre ogni paura, ogni reducismo e ogni snobismo, ben consapevoli che l’epoca 4.0, lungi dall’essere cinica e tecnicistica, è invece profondamente umanistica, in quanto fondata sull’idea che ciascun individuo possieda le risorse e i talenti per promuovere la propria emancipazione e dare una direzione al proprio percorso di vita.
  • Volontà di parlare a tutti i cittadini e a tutti gli elettori, tutti, dal primo all’ultimo: nell’epoca 4.0, l’elettore è “promiscuo” e ogni voto è contendibile.

Così facendo, la nascente alternativa al neo-populismo potrà rispondere ai bisogni e ai desideri di quel “popolo dei senza casa” che da troppo tempo attende un segnale.

É un popolo di individui che vogliono sentirsi persone a tutto tondo, senza etichette.

É un popolo di persone che hanno una visione umanistica della vita e, in fondo, una visione ottimistica della natura umana. Persone che desiderano affermarsi ed esprimersi, persone che di fronte ai propri mancati successi, non cercano alibi, persone guidate dal valore della responsabilità individuale.

É un popolo di persone intente a scovare il bello e dargli spazio. Non rivendicano il mondo perfetto, sono consapevoli della contraddittorietà della realtà.

É un popolo di persone aperte e inclusive che non per questo si sentono obbligate a definirsi “di sinistra”; é un popolo di persone che apprezzano le persone di successo, ma non per questo si sentono obbligate a definirsi “di destra”. Sono persone che apprezzano la riforma del lavoro renziana, ma trovano stucchevole il voler a tutti i costi definirla “di sinistra” per giustificarne l’approvazione. Sono individui che vogliono sentirsi liberi: possono votare SI al referendum costituzionale senza per questo sentirsi “renziani”; possono votare per il centrodestra senza per questo sentirsi “salviniani”; possono sentirsi un po’ liberali e un po’ socialisti senza per questo sentirsi incoerenti; possono ritenersi profondamente laici e al contempo ispirati da sentimenti cristiani.

Sono i cani sciolti dell’innovazione.

É un popolo bellissimo. Da oggi, grazie a Italia Viva, probabilmente avrà una casa.

PD-5Stelle: nuova alleanza o squadernamento?

La scelta di dare vita a un nuovo governo, sostenuto da una nuova maggioranza, affidato al Presidente del Consiglio del governo precedente, ha generato uno scenario di grande confusione. E’ per nulla facile districarsi in questo groviglio di elementi che, a seconda dei punti di vista, vengono proposti come opportunismi e  scaltrezze, la famosa “manovra di palazzo” o come saggio riferimento alle Istituzioni e alla Costituzione, omaggio della democrazia rappresentativa.

Per tentare una lettura, partiamo da alcune certezze.

  • Il Movimento 5 Stelle ha l’indiscussa primogenitura del neo-populismo in Italia. Chi pensa che i grillini abbiano subito la Lega, sbaglia. E’ la Lega che, con Salvini, si è grillizzata rinnegando la sua identità.
  • Il neo-populismo italiano affonda le sue radici nel peggio della cultura politica della destra, ma, soprattutto, della sinistra: la retorica del “popolo”, l’apologia del ribelle contro i “poteri forti”, l’idea che l’infelicità degli individui derivi dal fatto che governano i cattivi e disonesti, il pauperismo, l’assistenzialismo, la stessa apologia dei pensionati (le pensioni non si toccano), in buona parte il giustizialismo e il bacchettonismo.
  • La contraddizione principale odierna è rappresentata dal confronto tra il polo neo-populista rappresentato da M5S, Lega e FdiI e il polo che non c’è. Si, il polo alternativo al neo-populismo non c’è. O meglio, non c’è ancora. Così si finisce per ripiegare sull’illusione che l’alternativa al neo-populismo sia rappresentata da una destra liberale (la tesi di Mara Carfagna) o dalla “sinistra”, magari da una sinistra per l’ennesima volta rifondata. C’è chi vede nell’alleanza che sostiene il Conte bis, l’embrione della nuova sinistra, della sinistra 4.0. Da questo punto di vista, risulta emblematica la scena dei partecipanti alla Festa de l’Unità che cantano Bandiera Rossa nell’attesa del comizio di Nicola Zingaretti: la nuova alleanza sancita dal nuovo governo rappresenterebbe la riscossa del popolo. Costoro considerano i grillini come “compagni che sbagliano” o meglio, come compagni che hanno sbagliato e pensano che in fondo ciò che ha contaminato i buoni propositi pentastellati sia riconducibile agli interessi privati di Casaleggio: superato questo ostacolo, si potrebbero finalmente integrare i due populismi, quello comunista e quello grillino. No. L’alternativa al neo-populismo non può che nascere dai paradigmi della nuova epoca, non può che nascere oltre lo schema destra/sinistra. Occorre un grande sforzo elaborativo e generativo, lontano dai vecchi e polverosi steccati novecenteschi.

Il Conte bis nasce, si sa, grazie alla presa di posizione di Matteo Renzi. Egli ha forse proposto un’alleanza politica tra PD, 5 Stelle e LEU? Non ha forse sempre parlato di Governo Istituzionale? Il fatto che si sia giunti a un governo così fortemente caratterizzato da un’alleanza politica, è, semmai, responsabilità della miopia di Forza Italia e anche di Più Europa che hanno, di fatto, rinunciato a giocare un qualunque ruolo e finiscono per rintanarsi in un anonimato irrilevante.

Sta di fatto che la reiterata miopia di Forza Italia e le ennesime illusioni della sinistra, ampliano ulteriormente lo spazio politico per una forza autenticamente alternativa al grillismo e, in generale, al neo-populismo. Chi può più realisticamente occupare questo spazio? La flebile illusione di Più Europa è durata ben poco, Matteo Renzi è oggi l’unico leader che può svolgere questo storico ruolo. Per questo ho scelto di aderire al Movimento dei Comitati di Azione Civile, costituendo il Comitato Umanisti 4.0. Lo scopo del Comitato è proprio quello di rafforzare nel mondo “renziano” la convinzione della necessità della nascita di una nuova forza politica e smorzare l’illusione che la via consista nel rafforzare la visibilità di Renzi all’interno del PD. Chi volesse mai darmi una mano, potrebbe farlo aderendo a Umanisti 4.0. L’incertezza e la confusione di questo attuale, squadernato scenario, potrebbero essere solo la premessa di una fase nuova ed entusiasmante.

Governo sì, Governo no.

Oggi il cosiddetto popolo grillino è chiamato a una scelta: Governo sì, Governo no. Tutti col fiato sospeso ad attendere i risultati. Ciò è certamente emblematico di questo momento politico così difficile da decifrare.

Attendo l’esito di tutta la vicenda (non solo l’esito di Rousseau) prima di condividere compiutamente il mio pensiero e di illustrare le ragioni per le quali ritengo che quella di Renzi possa rivelarsi una mossa decisiva per il necessario squadernamento e per la altrettanto necessaria ridefinizione del quadro politico italiano.

Desidero però non associarmi al coro degli scandalizzati dalla consultazione interna al mondo grillino. Ma perché mai sarebbe uno scandalo? Un partito non può consultare la sua base? Dipende da “come” lo fa? C’è una regola fissa? C’è una legge che fissa le modalità? Si, ma non è ipersicura e ipercontrollata, si dice. Ma perché, quando il PD, ad esempio, consulta la sua base tramite i suoi circoli, ci sono sciami di inferociti notai a controllare? Ma di cosa parliamo? Si, ma la piattaforma è controllata da una SRL, si dice ancora. Ma menomale! Se invece fosse controllata dal gruppo degli amici del segretario, andrebbe bene? Si, ma la SRL é una società privata, si continua. E allora? E i partiti non sono forse associazioni provate? Si, ma la Costituzione di ce che decide il Parlamento, non una SRL, si continua imperterriti. Ma perché, c’è qualcuno che sostiene che la consultazione interna al M5S orienta il Parlamento e non  il Movimento stesso?

Fare antigrillismo con argomenti in stile grillino, è, questa sì, una deriva pericolosa.

Litigi in famiglia

In famiglia si discute, si sa, talora si litiga, per certi periodi ci si tiene il muso. E’ quello che succede a Di Maio e Salvini: litigi in famiglia. Litigano perché possono permetterselo, litigano perché non sentono il fiato sul collo di un’alternativa che cresce, litigano perché, non vedendo all’orizzonte affermarsi visioni davvero diverse dalla loro, vedono solo agitarsi i soliti smacchiatori di giaguari, si sentono loro stessi antagonisti l’uno dell’altro.

Si tratta di uno scenario drammatico che prefigura un nuovo bipolarismo tra populismo giustizialista e populismo autoritario. Cosa fare per impedire questa tragica deriva?

Tanto in Forza Italia quanto nel PD, in modi più o meno espliciti, si propone la tattica di forzare le divisioni nel fronte neo-populista, nell’illusione che la Lega rinsavisca dall’ubriacatura populista e torni a far parte, con Forza Italia, di un centro-destra rinnovato o che il M5S ritrovi i suoi valori costitutivi, riscopra la sua natura “di sinistra” e formi, col PD, il nuovo centro-sinistra. Si tratta di posizioni omologhe, speculari, entrambe fondate sul rifiuto di leggere la lampante realtà che è da anni sotto i nostri occhi: la contraddizione destra/sinistra è divenuta ampiamente secondaria e il nuovo confronto ideale è tra la visione neo-populista e una visione alternativa tutta da costruire.

Chi può farsi protagonista di questo processo generativo? Certamente non la destra tout-court o, men che meno, la sinistra tout-court: la visione alternativa deve rivolgersi a tutti gli elettori, nessuno escluso, e per qualunque elettore deve essere potenzialmente appetibile. L’alternativa al neo-populismo non può che essere equidistante da centro-destra e centro-sinistra, non certo in omaggio a una vocazione centrista/moderata, ma in quanto “oltre” il paradigma destra/sinistra.

Dunque chi? Sia pure in modo non certo fideistico e certamente non continuo, ho coltivato la speranza che questo ruolo potesse essere esercitato da Più Europa, il partito fondato da Benedetto Della Vedova, Emma Bonino e Bruno Tabacci, derivato dall’esperienza della lista elettorale che si presentò, alleata del PD, alle elezioni politiche del 2018. Nei giorni successivi all’esito elettorale (Più Europa non raggiunse la soglia del 3%), si pose il tema di trasformare la lista elettorale in partito politico. Rispetto a ciò, in qualità di membro della Direzione di Forza Europa (l’associazione fondata da Benedetto Della Vedova che generò l’idea di Più Europa), condussi una mia personale battaglia, fondata su due punti:

  • per trasformare la lista in partito, occorreva partire dalla definizione di un’identità inclusiva, ma dirimente, inequivocabilmente “oltre” lo schema destra/sinistra;
  • le forze che avessero condiviso tale identità si sarebbero dovute sciogliere nel nuovo partito.

Si scelse altrimenti e si optò, col mio unico voto contrario, alla costituzione di un “partito federale”, raccontandosi quella della “valorizzazione delle diversità” e illudendosi che una lista elettorale, comprensibilmente eterogenea, si potesse trasformare in partito unitario grazie alla formula (facile scorciatoia) del “partito federale”. Il risultato è che oggi in Più Europa convivono almeno tre visioni politiche di molto diverse:

  • una forza di ispirazione radicale, incentrata sui diritti civili e sui temi ambientali;
  • una forza che considera il tema europeo come un “meta-tema” che aggrega e distingue di per sé;
  • una piccola, ma significativa forza del centro-sinistra, in grado di negoziare ai tavoli che contano.

Senza un’identità forte, la leadership, anche quando esercitata da una persona di valore come Benedetto Della Vedova, inevitabilmente appare debole: se tieni la barra del timone sulle tue convinzioni, risulti divisivo, se cerchi di tenere tutto insieme, risulti poco incisivo. In sostanza, oggi, Più Europa, a causa del macroscopico errore iniziale, spiace dirlo, assomiglia molto a un’Armata Brancaleone.

E allora chi? Renzi? Figure femminili come la Boschi e la Carfagna (ne parlo qui)? Nuovi volti e nuove realtà, oggi non visibili? Non lo so. Cercherò però di dare il mio contributo. Ho intenzione infatti di costituire un movimento di opinione che, quantomeno, promuova la consapevolezza della necessità di un’alternativa oltre i vecchi steccati, necessità che argomento nel mio libro Le persone non sono il popolo. Non so come si chiamerà né come sarà strutturato, devo pensarci, ma di certo ne darò notizia.

Nel frattempo, tra i due litiganti, nessuno gode.

Le persone non sono il popolo

Ieri, a casa mia, dall’altra parte della strada rispetto alla villa dove nacque il Movimento 5 Stelle, ho presentato il libro Le persone non sono il popolo.

Con gli amici che hanno partecipato, abbiamo condiviso come il sistema democratico italiano abbia bisogno di:

L’elaborazione di una narrazione alternativa a quella neo-populista, una narrazione che consenta di leggere il presente e prospettare il futuro, senza ricorrere agli arnesi ideologici novecenteschi. Una narrazione equidistante da destra e sinistra, non in quanto centrista, ma in quanto “oltre” lo schema destra/sinistra.

L’affermazione di una leadership che si faccia portatrice di un’identità fondata su tale narrazione.

Lo so, é roba difficile, ma é necessario superare l’illusione che l’alternativa possa nascere da un più o meno rinnovato centro-sinistra (vogliamo rispolverare Quercia e Cespugli?) che sappia parlare ai grillini o da un centro-destra capace di “recuperare” la Lega.

Bisogna mettersi al lavoro in tal senso. Dare una casa al “popolo senza casa”.

Verso dove?

Lo scenario politico appare poco chiaro, difficile da interpretare, direi “provvisorio”. Si, provvisorio in quanto in mutamento, in transizione, meglio, in trasformazione.

Trasformazione verso dove? Il nuovo paradigma politico che l’epoca 4.0 ha portato con sé, prevede il superamento della contraddizione destra/sinistra, divenuta ampiamente secondaria rispetto alla contraddizione neo-populismo/alternativa-da-costruire. Eppure la gran parte delle proposte politiche in campo, sono ancora figlie del vecchio paradigma e, conseguentemente, dei vecchi posizionamenti. Non è così per la proposta neo-populista, ben definita nel nuovo paradigma e della quale ho già delineato in altro post l’identità.

Quali sono le proposte politiche alternative? Proviamo a semplificare utilizzando i nomi dei protagonisti.

Partiamo da Berlusconi. La sua proposta politica è espressa con grande chiarezza. Di questo bisogna rendergli merito. Egli sostiene che la Lega si sia temporaneamente grillizzata e che solo il suo smarcamento dai 5 Stelle potrebbe ricomporre il campo del centro-destra e garantire un governo non populista al Paese. Il sostanza, Berlusconi vede nel centro-destra l’alternativa al neo-populismo e nel recupero della Lega la via per realizzare tale alternativa. Si tratta, come ripeto, di una proposta chiara, ma condizionata dal vizio di fondo di essere prigioniera del vecchio paradigma e quindi, per me, poco lungimirante.

E Zingaretti? La sua proposta, concettualmente, non è molto diversa. Anch’essa è prigioniera del vecchio paradigma ed è in qualche modo speculare rispetto a quella di Berlusconi. Secondo Zingaretti, l’alternativa al neo-populismo sarebbe rappresentata dal centro-sinistra, un centro-sinistra capace di recuperare i voti grillini. Come si fa a recuperare i voti grillini? Per ora, non è dato saperlo.

Le recenti elezioni europee hanno sancito un ruolo da protagonista anche per Calenda. In cosa consiste la sua proposta? Anch’egli sostiene che occorra ampliare il campo del centro-sinistra. Anch’egli dunque, a mio avviso, si muove dentro al vecchio paradigma, ma propone una via diversa da quella zingarettiana: dare vita a un soggetto di centro, pregiudizialmente alleato col PD. La proposta di Calenda richiama sinistramente la formula della quercia (il PDS) e dei cespugli (i suoi alleati più o meno centristi). Chi come me ne ha viste un po’, ricorda. Lo spazio per una nuova forza c’è. Eccome se c’è. Essa deve però nascere ambiziosa, con uno spirito autonomo e maggioritario. Se l’idea è invece quella del cespuglio che già sa sotto quale quercia posizionarsi, non va.

E poi? Sta prendendo corpo una proposta coerente col nuovo paradigma e quindi prescindente dal posizionamento sull’asse destra/sinistra? Mah, poca roba. Riposi qualche speranza nel progetto di Più Europa, ma la sua identità appare ancora troppo contraddittoria e la sua proposta politica, conseguentemente, troppo sfumata. Qualcuno in Più Europa ha in mente il “partito dei diritti”, quindi un partito a vocazione tematica, non portatore di una proposta politica complessiva. Altri, credo, si fanno attrarre dalla logica calendiana, la logica dei cespugli, il partito delle anime belle del centro-sinistra. Altri ancora cercano di proporre una via nuova, ma, mi pare, afflitti da un purismo, da una sorta di “bacchettonismo radicaloide” che impedisce orizzonti più ampi. Staremo a vedere.

Occorre dare vita a una forza che scelga di rivolgersi a tutti gli elettori. Tutti. Nessuno escluso. Che proponga una narrazione di società e di futuro alternativa a quella neo-populista e non si limiti al “pensiero-contro”, equidistante da centro-destra e centro-sinistra, non in quanto forza “di centro”, ma in quanto forza posizionata oltre il vecchio paradigma. Potenzialmente potrebbero convergervi  protagonisti diversi tra loro se osservati con gli occhiali del vecchio paradigma, ma tutto sommato potenzialmente affini se osservati con nuovo sguardo: Mara Carfagna, Maria Elena Boschi, lo stesso Renzi, lo stesso Calenda, Gianfranco Rotondi, Pier Ferdinando Casini e molti altri. Certo, ci vuole un’identità inclusiva e al contempo dirimente e ci vuole un leader capace di raccontarla. Chi vivrà vedrà.