Comiche di fine d’anno

Da sempre si anela a vivere con gioia gli ultimissimi giorni dell’anno. A volte ci vengono in soccorso colorati fuochi pirotecnici, altre volte gigantesche ruote panoramiche, altre volte ancora ci pensano comici, clown e pagliacci. Quest’anno c’hanno pensato loro, i clown appunto. La trovata è geniale, da circo di alto bordo, non da spettacolo di paese: un nuovo regolamento pentastellato.

Il documento che racchiude il nuovo statuto e il nuovo codice etico del Movimento 5 Stelle, è a firma Luigi Di Maio, il costituzionalista grillino. Possiamo stare dunque tranquilli.

Il Movimento dal basso, quello della democrazia diretta quello dove “uno vale uno”, adesso ha un “Capo Politico”, si si, lo chiamano proprio così, Capo. Visti i poteri di cui da statuto dispone, sarebbe stato preferibile, in quanto più coerente, il termine “Boss”, ma, considerata la loro ripugnanza nei confronti dei “poteri forti”, deve aver prevalso il senso del pudore. O, meglio, di vergogna, no, “boss” è troppo, meglio un più sobrio “capo”, appunto.

Quelli che accusano Renzi di essere un despota quando è invece un leader  liberamente eletto da milioni di italiani, evidentemente anche non iscritti al suo partito, non si vergognano di chiamare Capo uno eletto da pochi intimi in elezioni senza avversari.

Attenzione: il Capo è anche tesoriere. La scelta è molto creativa ed efficace ai fini di allietare la fine dell’anno con grasse risate: quelli che pretendono un’infinità di bloccanti pesi e contrappesi nelle istituzioni “che se no c’è la deriva autoritaria e l’uomo solo al comando”, mettono la responsabilità politica e finanziaria nelle mani di un uomo solo. Si vabbè, però è prevista la presenza di un garante dai. Ah bene, un terzo, un gruppo di probiviri esterni di sicuro prestigio! No, il garante è autoeletto: Beppe Grillo. Al riguardo, si parla di future non meglio definite “consultazioni in rete”.

Alle parlamentarie potranno candidarsi, anzi, “autocandidarsi”, così è scritto (ma qual è la differenza?), tutti, ma proprio tutti eh. Che meravigliosa democrazia! Peccato che l’ultima parola spetti al Garante (Grillo) e al Capo Politico (Di Maio). La differenza che intercorre con gli odiosi candidati “nominati” dagli altri partiti, non è dato saperla.

L’idea della multa ai cosiddetti “voltagabbana” non è così ufficiale. Non è neanche smentita. Anzi. Essa riapre il tema dei parlamentari che, nel corso della legislatura, assumono orientamenti diversi da quelli del proprio partito, fino a lasciarne, come talora capita, il gruppo parlamentare. Si tratta di un tema che ha molto impatto sull’opinione pubblica: dagli ai voltagabbana, ai traditori! Così funzionano i clan mafiosi, non il Parlamento. Il Parlamento è fatto di individui liberi, non di sodali di questo o quel clan.

In sostanza i grillini, in odio ai candidati indicati dai partiti, liberi di seguire la propria coscienza, preferiscono il salumiere sotto casa obbligato a ubbidire al capo. Obbligato da una multa, ma loro (purtroppo non sono soli) vorrebbero che fosse obbligato anche da una legge. Se davvero l’esercizio democratico si riducesse a questo, sarebbe più efficiente dotare i pochi leader di un pacchetto di voti azionabili con un pulsante.

Ma qual è la logica che sottende questa pretesa? Ovviamente l’ormai evidente spirito totalitario che anima i grillini, questo è certo e anche evidente. Ma c’è qualcosa di più sottile. La logica è questa: siccome tra i parlamentari che giudicano in coscienza e autonomia, ce ne potrebbe essere qualcuno mosso da mero interesse personale, allora meglio togliere la libertà a tutti. E’ la stessa logica secondo la quale “siccome la realizzazione di Expo potrebbe nascondere anche interessi particolari e illeciti di qualcuno, allora meglio non fare l’Expo” oppure “siccome la realizzazione delle strutture destinate a ospitare gli atleti olimpionici potrebbe nascondere anche qualche illecito, allora meglio non fare le Olimpiadi” e via di questo passo.

Siccome tra i parlamentari ci può essere (e ragionevolmente c’è) qualcuno mosso da intenti personali e particolari, allora meglio togliere a tutti la libertà di pensiero e di azione individuale”. Ieri questa libertà si toglieva grazie un “contratto” (con azienda collegata al Movimento), oggi con una multa, domani con una legge, dopodomani, forse, scoprendo che il parlamento non serve più e che l’uomo solo al comando ce lo ritroviamo davvero in casa, nato dalla retorica della democrazia diretta e della piazza.

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