Emma: io ballo da sola.

Pare proprio che la lista di Emma Bonino, +Europa, correrà in autonomia alle prossime elezioni politiche, quindi fuori da ogni coalizione.

Questa decisione è stata indotta da ragioni tecnico-giuridiche: il “combinato disposto” del Rosatellum e dell’emendamento approvato in sede di Legge di Bilancio, di fatto, impedisce la raccolta delle firme a una nuova lista che volesse concorrere nell’ambito di una coalizione. Tale impossibilità deriva dall’obbligo di dichiarare tutti i candidati dei collegi uninominali all’atto della raccolta delle firme; niente di male se non fosse che, apparentandosi in coalizione, i nomi di detti candidati si conoscono, nella migliore delle ipotesi, pochissimi giorni prima della scadenza di consegna delle firme stesse.

Ciò costringe la lista +Europa con Emma Bonino a rinunciare a ogni ipotesi di apparentamento e procedere fin da subito alla raccolta delle firme per una presentazione autonoma.

Come ben sappiamo, le leggi e le disposizioni non cadono dal cielo, sono effetto di decisioni e mediazioni politiche. Dietro alle ragioni tecniche, quindi, ci sono precise scelte politiche. Esse affondano le loro radici nella mancata trasformazione del PD in forza liberal-democratica e si sono dispiegate nella timidezza (per usare un eufemismo) con cui lo stesso PD ha gestito la questione dell’alleanza con la formazione guidata da Emma Bonino. Emma dunque non balla da sola per ragioni tecniche, sceglie di ballare da sola per ragioni saldamente politiche.

E’ bene dunque che i dirigenti di +Europa cessino di illustrare gli incomprensibili tecnicismi per cui si deve correre da soli e inizino a spiegare le ragioni politiche per le quali si vuole correre da soli.

Tra tali ragioni, occorre mettere in evidenza il fallimento del progetto renziano. Lo dico con rammarico: nessun liberal-democratico ha certo tifato per il fallimento del coraggioso tentativo di Renzi, ma nessun uomo intellettualmente onesto può rifiutarsi di prenderne atto.

Nel dicembre del 2012 ebbi un carteggio con Matteo Renzi che mi onorò di aver letto un mio libro appena pubblicato, Il coraggio di essere te stesso. Matteo aveva appena perduto le primarie di coalizione ad opera di Bersani. Fu una corrispondenza, come si dice, breve ma intensa. Soprattutto apprezzai la simpatia e la cordialità del futuro Capo del Governo. A proposito di coraggio, espressi con una battuta la mia opinione in ordine al suo spericolato intento: al mondo ci sono due tipi di pazzi, quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono cambiare il PD.

Puoi sostituire i dirigenti non allineati, puoi favorire l’uscita dei conservatori, ma non puoi cambiare il DNA di un partito.

Nonostante questa mia convinzione sostenni Matteo Renzi e alle elezioni europee del maggio 2014, come tantissimi altri italiani, votai il “suo” PD.

Forse Renzi pensò di aver conquistato stabilmente quei nuovi elettori o forse gli è stato impedito di riconquistarli di volta in volta, sta di fatto che egli ha speso molte più energie nell’improba e improbabile dimostrazione di quanto fossero “di sinistra” le sue scelte, anziché  nel consolidare ed estendere il campo dei suoi nuovi elettori. Il risultato è che i duri e puri di sinistra non hanno creduto alle sue spiegazioni e i suoi nuovi elettori e sostenitori si sono progressivamente allontanati.

Così il PD non è diventato un partito liberal-democratico. E’ ancora oggi alla ricerca della sua identità, è solo più debole e diviso di prima. Questo è lo stato delle cose e bisogna prenderne atto. La coalizione stretta attorno al PD in vista delle elezioni, appare come il cartello del fallimento di Matteo Renzi. Può essere triste dirlo, ma va detto: è un bene non farne parte.

Qualcuno sostiene che però sia l’unico argine all’avanzata del populismo. C’è del vero, ma è anche vero che l’esercizio democratico non si esprime tanto sconfiggendo il “nemico”, quanto affermando un’idea ed è proprio su questo piano che deve proporsi +Europa.

Fuori dal cartello renziano, indicando frontiere da perseguire e non nemici da sconfiggere, +Europa con Emma Bonino non sarà l’anima bella della coalizione di centro-sinistra e neppure sarà identificabile tout-court in “quelli dei diritti civili”, potrà invece rappresentare molto di più e potrà così rivolgersi a tutti gli elettori.

Potrà rivolgersi a quegli elettori che diedero fiducia a Renzi alle europee di tre anni fa e che ora appaiono comprensibilmente delusi; a quegli elettori del Movimento 5 Stelle che, ancorché desiderosi di cambiamento, colgono i rischi dell’improvvisazione e soprattutto dello spirito totalitario che anima quel movimento; potrà rivolgersi a quegli elettori del centro-destra animati da spirito liberale, preoccupati per l’assai ingombrante presenza nella coalizione di posizioni dichiaratamente antieuropee e più o meno velatamente fascistoidi; potrà rivolgersi in fondo anche a quegli elettori della sinistra, sensibili ai temi dei diritti civili e dell’equità sociale, ma distanti dalla visione arcaica che caratterizza la formazione politica dei Bersani e dei D’Alema.

Ora +Europa dovrà presentare candidati credibili, non solo appartenenti al nobile mondo dei diritti civili, ma anche dell’impresa, delle professioni, della produzione intellettuale. Poi, certo, sarà necessario raccogliere le firme. Se si parte con questo piglio, superando ogni tentazione tatticista e ogni titubanza, si può fare. Io faccio il tifo: Dio solo sa quanto ci sia bisogno dell’affermazione di una forza sinceramente liberal-democratica, autenticamente europeista, sensibile ai diritti civili.

Convinti e coraggiosi, quelli di +Europa potranno rappresentare la vera novità.

Probabilmente potrà essere una grande novità, a condizione che Emma lo dica subito a tutti noi, con nitidezza e inequivocabilità: io, davvero, ballo da sola.

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