La Russa e Fontana: la fine di tutto? No, semplice alternanza.

Che Paese strano: Mattarella non ha ancora formalizzato l’incarico, non si conosce la composizione dell’eventuale governo, addirittura é in dubbio la composizione della maggioranza, men che meno, ovviamente, si può giudicare la qualità delle scelte, ma già si evoca “un’opposizione dura”. Lo stesso Calenda parla di opposizione dura e intransigente, peraltro dopo aver assicurato un’opposizione critica, ma collaborativa. Ma come mai proprio non si riesce a smarcarsi dal rito dell’opposizione dura?

Erano i primi anni ottanta, quarant’anni fa, quando Bettino Craxi indicava come fattore abilitante all’emancipazione democratica del Paese, la serena accettazione della democrazia dell’alternanza. Sono passati quarant’anni e siamo ancora qui, specie a sinistra, a denunciare la fine di tutto se vince il nemico.

Lo schema si applica anche all’elezione dei Presidenti delle Camere. La Russa ha una visione colpevolmente romantica del fascismo, è vero, ma ci si dispera come se con la sua elezione i parlamentari fossero obbligati al saluto romano all’apertura di ogni seduta. Fontana ha una visione da ultrà cattolico, visione invisa anche alla gerarchia ecclesiastica. Cosa pensiamo che questo comporti? La fine dei “diritti” come qualcuno sembra sostenere?

Ma facciamola finita sù, accettiamo una volta per tutte la dinamica dell’alternanza, dinamica che, ovviamente, porta figure di volta in volta distanti l’una dall’altra a ricoprire ruoli di responsabilità. In questo, la sinistra, a causa della sua presunzione, è anche peggio della destra. Non ricordo un solo democristiano o liberale denunciare con la protervia che usa la sinistra, l’elezione di un proprio avversario alla presidenza di una Camera. Eppure di rospi ne hanno dovuti mandare giù: negli anni ‘70 è stato Presidente della Camera Pietro Ingrao, leader dell’area operaista del Partito Comunista; gli è seguita la comunista Nilde Iotti, storica compagna del Migliore, braccio destro di Stalin nella Seconda Internazionale; poi Giorgio Napolitano, leader dei comunisti miglioristi; infine Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista. Anche in tempi recenti, l’elezione di Laura Bodrini, anch’ella proveniente da Rifondazione Comunista, non provocò a destra lo sdegno che si respira oggi a sinistra. Certo, la Bodrini è stata contestata, ma per le posizioni che ha assunto, non per il fatto in sé di essere stata eletta. La sinistra in quanto a rispetto della dinamica democratica ha tanto da imparare dalla destra. Ma a sinistra non ci se ne rende conto, si pensa che i propri rappresentanti, anche quando così fortemente caratterizzati, siano “di un’altra statura”.

Tornando all’elezione di Fontana, ciò che legittimamente preoccupa non è certo la sua legittima posizione sulle questioni LGBT, ma semmai le sue posizioni anti-europee e putiniane. Questo sì. Si tratta di una grande concessione a Salvini, concessione che spero peserà nella negoziazione della compagine governativa dove spero che la pregiudiziale atlantista sia effettivamente fatta valere.

A proposito di questo, ciò che non accadrà, ma che sarebbe coerente e auspicabile che accadesse, è un governo atlantista, a guida Meloni (ha vinto le elezioni), sostenuto da una maggioranza composta oltre che da Fratelli di Italia, dal Terzo Polo, da Pezzi di Forza Italia, pezzi della Lega, pezzi del PD. Ovviamente si tratta di fantapolitica.

Intanto Renzi e Calenda non dimentichino la promessa fatta agli elettori in ordine alla costituzione di un nuovo soggetto politico che prenda vita dall’esperienza elettorale dell’alleanza tra Azione e Italia Viva. Bisogna ricordarglielo, Renzi è troppo preso dalla voglia di esprimere la sua sagacia tattica nelle scelte parlamentari, Calenda dà l’impressione di temporeggiare. Magari non sarà così, ma far sentire la nostra voce non può far male, per questo in tanti stanno sottoscrivendo l’appello che ospito sul mio blog e che io stesso ho sottoscritto: Appello a Renzi e Calenda – Il blog di Alessandro Chelo

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