L’incoerenza di Di Maio ci salverà

In vari modi ho cercato di argomentare e approfondire il tema della necessità di nuovi paradigmi politici che sappiano rispondere ai nuovi bisogni esistenziali che l’epoca 4.0 porta con sé. Lo schema destra-sinistra appare ormai del tutto inadeguato e anche parole come socialista (caduta un po’ in disgrazia) e liberale (di gran moda) ci appaiono ormai vecchie.

In effetti le diverse forme in cui si esprimono i populismi, affondano le loro radici tanto nella cultura politica della “destra”, quanto (e soprattutto) nella cultura politica della “sinistra”. Le analisi dei flussi elettorali confermano in modo evidente come le proposte populiste peschino pressoché indifferentemente da elettorati promiscui. Non è certo un segreto il fatto che Lega e Fratelli d’Italia, per fare un esempio, ottengano risultati particolarmente rilevanti in aree “operaie” che un tempo erano monopolio della sinistra.

In sostanza, la proposta politica populista è trasversale rispetto ai “campi” del vecchio paradigma.

Se prendiamo atto di questo dato di fatto, allora dobbiamo dedurne che anche una proposta politica alternativa ai populismi non possa che essere trasversale rispetto ai vecchi paradigmi e quindi rispetto allo schema destra-sinistra.

Facile no? No: abbandonare le vecchie abitudini e rinunciare alle vecchie e consolidate credenze, non è per nulla facile. Questo spiega perché tanti ritengano che l’alternativa ai populismi sia rappresentata dalla “sinistra riformista” e altri pensino che sia invece rappresentata dalla “buona destra”. Non è così: una proposta alternativa al populismo non può che essere, come è il populismo, trasversale rispetto allo schema destra-sinistra, anzi, per meglio dire, “oltre” lo schema destra-sinistra.

Occorre dunque convogliare su una proposta politica tutte le energie non populiste presenti trasversalmente nei diversi schieramenti. Si capisce vero che è una cosa diversa dall’alleanza di ex-PD e Radicali con un pizzico di Pizzarotti e ambientalisti?

Calenda e Renzi non si sono dimostrati all’altezza di questo compito. Non sono riusciti ad andare oltre le vecchie credenze, le vecchie appartenenze, i vecchi paradigmi. Quest’è.

Oggi si affaccia sulla scena politica una nuova proposta, quella di Di Maio.

Il bibitaro? Sì, Di Maio, in giovanissima età, ha venduto bibite allo stadio San Paolo di Napoli. E’ una colpa? Ricordo che, quando ero ragazzo, il Sindaco di Genova fu il socialista Fulvio Cerofolini, tranviere. Per la sinistra rappresentava un fattore d’orgoglio: un tranviere al governo della città. Molti di quegli stessi, oggi, con atteggiamento ripugnantemente classista, definiscono Di Maio “il bibitaro”. Evidentemente preferiscono i fghetti dei salotti romani che hanno fatto i manager (te li raccomando) in aziende di proprietà di amici di famiglia.

Eh, ma Di Maio dice oggi tutto il contrario di quello che diceva fino a ieri. E’ vero? Sì, è vero. Molti fra coloro che muovono questa critica, sono gli stessi che esultavano (insieme a Travaglio) per ogni avviso di garanzia a Berlusconi e che oggi si definiscono “garantisti”. Alcuni fra questi, fino all’altroieri votavano PCI-PDS e idolatravano Berlinger e oggi si definiscono “liberali”. 

Ma Di Maio si era schierato coni gilet gialli! Vero? Sì, vero. Di Maio, si schierò con i gilet gialli alla stessa età che aveva Dario Fò quando, a fianco di Mussolini e Hitler, combatteva i partigiani.

Insomma tutti possiamo crescere, amanciparci, evolvere, ma Di Maio no, a lui questa possibilità non è data. La “coerenza” non consiste nel restare uguali a se stessi in un mondo che cambia, ma nel dare alla propria crescita una direzione coerente col divenire del mondo.

Di Maio non vuole costruire la sinistra riformista né la buona destra, da quanto capisco, vuole elaborare una proposta politica alternativa ai populismi che sappia integrare energie provenienti dai diversi campi. E’ proprio quello di cui abbiamo bisogno. Certo, è singolare che l’alternativa al populismo possa nascere proprio da un protagonista del populismo. Ma i paradossi raccontano spesso la verità più autentica e profonda. Io stesso, nell’agosto del 2020, scrivevo in un articolo di questo blog: Le anime belle della sinistra, illuse che il tema sia riconducibile all’affermazione di una sinistra riformista (termine già vecchio ai tempi di Blear) e liberale (termine usato a casaccio che ha ormai perduto significato), partecipano tristemente all’inutile dibattito. Ma allora da chi può scaturire la scintilla di una narrazione alternativa a quella cosiddetta sovranista, oltre i vecchi steccati novecenteschi? Confidai prima in Più Europa, poi in Italia Viva, ma la delusione è stata rapida, drastica e, temo, definitiva. Allora chi? Mah, la realtà supera sempre la più sfrenata fantasia, vedremo, magari sarà un processo inatteso e casuale. Bisogna in ogni caso ripartire da lì, da quell’iniziale intuizione di Beppe Grillo rispetto al superamento dello schema destra-sinistra. Una “rifondazione” del Movimento 5 Stelle? Un nuovo movimento che sappia ripartire dallo spunto originario di Grillo? 

Ripeto, non so se Di Maio riuscirà nell’impresa, so per certo che non ci sono riusciti la Bonino, Calenda e Renzi. Lo seguo con simpatia e interesse, anzi faccio il tifo per lui.

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