“Giù le mani da Berlinguer”? No, Conte è il più titolato a celebrarlo.

Si celebra in questi giorni il centenario della nascita di Enrico Berlinguer.

A sinistra, è tutto un “giù le mani da Berlinguer”, come se qualcuno avesse l’esclusiva di questa ricorrenza.

In particolare, molti, a sinistra, ma anche nell’area che fa riferimento a Italia Viva, ammoniscono Conte: non si permetta di appropriarsi di questa ricorrenza!

Non è una novità. Lo stesso Renzi, all’epoca segretario del PD, durante la campagna referendaria del 2014, ammonì i grillini: giù le mani da Berlinguer! Pochi giorni prima, a Roma, in una piazza gremita, Casaleggio invitò la folla, che eseguì, a scandire più volte il nome di Enrico Berlinguer. Grillo lo aveva preceduto, a Milano, dicendo testualmente: “Il sogno di Berlinguer sta continuando con noi: il comunismo è finito perché è stato applicato male”.

Ma davvero i grillini non sono titolati a parlare di Berlinguer? Chi era Berlinguer? Un politico coraggioso? Un comunista ambiguo? Una persona per bene?

Probabilmente tutte queste cose.

Dimostrò coraggio rendendo progressivamente il PCI sempre più autonomo dall’Unione Sovietica, arrivando ad affermare esplicitamente di sentirsi più al sicuro sotto l’ombrello della Nato.

Con tutto ciò, non completò mai il passaggio verso il campo socialdemocratico che anzi continuo a disprezzare profondamente.

Dal punto di vista umano, ebbi occasione di incontrarlo personalmente, quando gli strinsi la mano, ebbi l’impressione di una persona a cui fosse facile volere bene. Eppure, dal punto di vista dello spessore politico, mi pare che sia il politico più sopravalutato.

In politica interna, alla proposta craxiana di costruzione della democrazia dell’alternanza, contrappose la “questione morale” e pur di sconfiggere il suo nemico giurato, non esitò a considerare come un successo strategico il sostegno del PCI a un governo “monocolore” democristiano che escludesse il partito socialista. Craxi rappresentava per Berlinguer ciò che oggi rappresenta Renzi per Conte.

In politica economica, alle politiche incentrate sulla promozione dello sviluppo, contrappose una visione assistenzialista e statalista dell’economia. Non credo proprio che avrebbe disdegnato il Reddito di Cittadinanza, come credo che avrebbe combattuto la Riforma Fornero delle pensioni e la riforma del lavoro renziana. La battaglia referendaria che scatenò, perdendola, contro la riforma craxiana della scala mobile, aveva lo stesso sapore.

In politica internazionale, a un Europa più unita e caratterizzata da un’ispirazione liberal-socialista, contrappose la fantasiosa proposta dell’euro-comunismo.

Berlinguer fu portatore di una visione moralistica e assistenziale della politica interna e ambigua in politica estera. Moralismo, assistenzialismo, ambiguità: i tre assi del populismo grillino. Il grillismo viene da lì e le ragioni dell’asse PD-5Stelle, per nulla contro natura, vengono da lontano. Conte è pertanto il leader che oggi più di altri è titolato a celebrare il centenario della nascita di Enrico Berlinguer.

Chi ha davvero a cuore la costruzione di una proposta politica alternativa ai populismi, non ha la sacra missione di decidere chi può parlare di Berlinguer e chi no, ed è invece chiamato a liberarsi di tutti i falsi miti che rappresentano una zavorra insostenibile. Non è un passaggio facile, anzi è probabilmente impossibile. Dal peccato originale non ci si libera: l’immagine dell’inaugurazione della sede romana di Italia Viva di neppure due anni fa, sembra dimostrarlo emblematicamente.

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