Fedez e la deriva infinita della sinistra

Era la fine degli anni ottanta quando il crollo del Muro di Berlino segnò emblematicamente il fallimento dell’ideologia comunista.

Da allora si assiste a una rocambolesca ricerca di un palliativo, qualcosa che sostituisca il marxismo e continui a dare senso alla propria storia: i reduci non mollano facilmente la presa.

In un primo momento si è cercata una sponda nel moralismo e venne il tempo della cosiddetta questione morale e di uno sfrenato odio verso Craxi e tutto quanto a sinistra non fosse di estrazione comunista o catto-comunista.

Questo atteggiamento spianò la strada al giustizialismo e venne il tempo dell’ infatuazione nei confronti di Travaglio e dei festeggiamenti a ogni avviso di garanzia recapitato al nemico Berlusconi.

Non bastava, ci voleva qualcosa di più forte, così si colse al volo l’occasione offerta dal caso Ruby e all’odio verso il nemico e alla devozione verso i giudici si aggiunse un terzo ingrediente: il bacchettonismo. Così nella sinistra prese corpo una forma oscurantista di bacchettonismo catto-comunista. Essa ha permeato parte della società italiana, tanto da diffondere la malsana idea secondo la quale una ragazza di diciassette anni non sia libera di fare l’amore con chi cavolo vuole senza che qualcuno finisca in tribunale.

Non stupisce di certo che tutto ciò abbia spianato la strada all’insorgere del grillismo. Ma i grillini hanno finito per appropriarsi di questo armamentario moralista e giustizialista e la sinistra si è ritrovata nuovamente orfana di un appiglio “ideologico”.

L’assenza di un’identità, di un impianto ideale e di una conseguente narrazione, hanno determinato un atteggiamento passivo di fronte all’insorgere del fenomeno neo-populista: scientismo e richiamo alla competenza non bastano di certo, anzi portano alla conservativa difesa dello status quo.

Chi poteva togliere le castagne dal fuoco? Ci si è innamorati a caso di chiunque passasse, da Greta alle Sardine, ma la vera frontiera tardava a palesarsi. Poi, finalmente, la luce: Fedez. Dopo un comico, non poteva mancare un cantante.

Fedez, nuovo fortissimo punto di riferimento del campo progressista. Come mai? La vicenda, come si sa, si consuma in occasione del concerto del Primo Maggio. Fedez pretende di spacciare per arte la pubblica gogna nei confronti di rappresentanti leghisti, colpevoli di aver pronunciato frasi (oggettivamente) orribili. I rappresentanti dell’editore e del proprietario dei diritti televisivi hanno garbatamente cercato di spiegare a Fedez che quello non era il contesto adeguato per un’operazione del genere e che ridicolizzare una specifica parte politica (su una questione che oltretutto c’entra nulla col Primo Maggio) non era coerente con la linea editoriale di una TV pubblica che, nei limiti del possibile, è chiamata a rappresentare tutti.

Ma no! Col fare del liceale che occupa la scuola senza ascoltare ragioni, Fedez si scandalizza alle parole “contesto” e “linea editoriale” e, con Fedez, si scandalizza l’intera sinistra. Sì! Abbiamo il nuovo idolo! Il nuovo impianto ideale è bell’e pronto ed è sintetizzato in uno slogan memorabile: non c’è contesto che tenga, dico il cazzo che mi pare.

Un ultimo pensiero, partecipato e solidale, a quei sinceri liberal-democratici che ieri parteciparono alle manifestazioni delle Sardine e di Greta e oggi salutano il Primo Maggio di Fedez col pugno chiuso.

Ogni volta sembra l’ultima, ma no, è una deriva senza fine.

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