Non ci resta che Grillo

Lo sappiamo, i processi di globalizzazione e digitalizzazione hanno determinato una nuova era fatta di nuove nuove relazioni, nuovi scenari, una nuova percezione della realtà fondata su un più oscuro rapporto di causa-effetto. Bisogna fare ricorso a nuovi paradigmi interpretativi della realtà.

Naturalmente anche il mondo della politica è chiamato a superare i vecchi paradigmi, a partire dallo schema destra-sinistra. Si tratta di un processo planetario, commentato da intellettuali e politologi di tutto il mondo, benché in Italia, specie a sinistra, si tenda tuttora a negarne l’evidenza e il valore.

Già nei primi anni 2000, Beppe Grillo intuì la necessità di questo cambiamento. Di questo bisogna oggi rendergli merito. All’epoca fu ridicolizzato dai più e, specie a sinistra, abituati a rivendicare la propria presunta superiorità antropologica, si gridò allo scandalo.

Fu da quell’intuizione che nel 2009 nacque il M5S. Ma quell’intuizione non fu certo di per sé sufficiente a determinare un impianto ideale compiuto e una nuova narrazione di progresso. Per fare ciò, infatti, non è sufficiente pescare qua e là nel mare magnum dei pensieri che appaiono non convenzionali, occorre una maturazione lenta e progressiva, occorrono tempi lunghi, si tratta di un processo “storico”. Così il M5S, pur nascendo da una intuizione innovativa, non disponendo di un compiuto e convincente impianto ideale, finì per fare ricorso a temi che appartenevano alle culture politiche novecentesche, specie alla cultura politica della sinistra. Vediamone alcuni elementi. 

L’onestà. Da sempre la sinistra si autoqualifica come la parte degli onesti, la parte di quelli che si sentono ispirati dai “valori” e non motivati dal mero successo.

L’egualitarismo. Il concetto di “uno vale uno” viene da lontano, dai tempi in cui Lenin disse che il Socialismo avrebbe portato una cuoca a guidare il Governo.

La democrazia diretta. Si tratta di un refrain antico, fondato sull’idea retorica secondo cui “i cittadini” non parteciperebbero alla vita pubblica solo perché non dispongono degli strumenti per poterlo fare. Una retorica tipica della sinistra e assolutamente falsa, fondata su un’idea distorta del popolo.

Il ribellismo. L’idea che il popolo sia per definizione buono e il potere sia per definizione malvagio e che “il sistema” impedisca al popolo di governare, appartiene da sempre alla sinistra, ne è tratto fondante. La retorica dei “poteri forti” viene da lì.

Il nemico. La convinzione che per schiudere le porte al progresso sia necessario e sufficiente sconfiggere il nemico, appartiene profondamente alla sinistra, nata sull’idea del nemico di classe. Il vaffanculismo viene da lì, così come viene da lì l’idea che per sconfiggere la povertà sia sufficiente eliminare i nemici e fare un decreto che la elimini.

Il pauperismo. La sinistra ha sempre ritenuto, pur non affermandolo apertamente, che sia preferibile un mondo di poveri uguali a un mondo di benestanti diversi. La diffidenza e il disprezzo nei confronti delle perone di successo e in generale dei ricchi, siano essi industriali, manager, calciatori o attori, viene da lì.

L’antimodernismo. Nel dopoguerra la sinistra si oppose pervicacemente alla realizzazione della rete autostradale: un regalo alla famiglia Agnelli, si disse. Si oppose all’introduzione della TV a colori: un’americanata. Più recentemente guardò con sospetto l’avvento degli smartphone e degli ebook reader: vuoi mettere il profumo della carta?, dicono gli strenui combattenti contro le deforestazioni. L’ostracismo dei 5 Stelle nei confronti di fattori di sviluppo quali le infrastrutture, i grandi eventi e le grandi opere, viene da lì.

Anche l’interpretazione complottista della realtà e moralista delle relazioni, non sono certo nuove e vengono soprattutto da sinistra. 

Potrei continuare piuttosto lungamente, ma mi pare che questi elementi siano già sufficienti a illustrare come l’impianto ideale dei 5Stelle si sia ancorato al vecchio armamentario novecentesco e abbia finito per fare ricorso agli stereotipi della cultura politica della sinistra. 

Ripeto, ciò non è frutto di una scelta pienamente consapevole: per elaborare un pensiero davvero fondato su nuovi paradigmi, occorrono tempi diversi, forse oggi più maturi.  Sta di fatto che non stupisce affatto la fatale attrazione che tanti a sinistra, Bersani docet, hanno nutrito e nutrono nei confronti del pensiero pentastellato per come è andato consolidandosi.

Nel frattempo, a livello mondiale, si è andata strutturando una narrazione nuova. Si tratta di un impianto oscurantista e autoritario, portato avanti perlopiù da forze provenienti dalla destra, ma che risulta in effetti appetibile per qualunque elettore. Di questo impianto sono interpreti i leader dei Paesi appartenenti al Patto di Visegrad e lo stesso Presidente Trump, in Italia lo è soprattutto la Lega di Salvini. 

Si tratta di una narrazione definibile tout court “di destra”? No, come detto, si tratta di una narrazione trasversale rispetto allo schema destra/sinistra, appetibile per qualunque elettore. L’ineccepibile riferimento a Berlinguer da parte di Salvini, a proposito delle pensioni, ne dà evidenza.

Anche l’alternativa a questo pensiero non può che fondarsi su nuovi paradigmi trasversali rispetto allo schema destra/sinistra. È cosa di tutta evidenza. Eppure i più continuano a pensare con criteri antichi e superati dai fatti, ritengono di dover “sconfiggere la destra” e pensano che questo compito spetti alla “sinistra”. Così si persevera nel noiosissimo dibattito intorno all’identità della sinistra e a chi la interpreterebbe più correttamente, dibattito tanto noioso quanto inutile. Le anime belle della sinistra, illuse che il tema sia riconducibile all’affermazione di una sinistra riformista (termine già vecchio ai tempi di Blear) e liberale (termine usato a casaccio che ha ormai perduto significato), partecipano tristemente all’inutile dibattito.

Ma allora da chi può scaturire la scintilla di una narrazione alternativa a quella cosiddetta sovranista, oltre i vecchi steccati novecenteschi?

Confidai prima in Più Europa, poi in Italia Viva, ma la delusione è stata rapida, drastica e, temo, definitiva.

Allora chi? Mah, la realtà supera sempre la più sfrenata fantasia, vedremo, magari sarà un processo inatteso e casuale. Bisogna in ogni caso ripartire da lì, da quell’iniziale intuizione di Beppe Grillo.

Una “rifondazione” del Movimento 5 Stelle? Un nuovo movimento che sappia ripartire dallo spunto originario di Grillo? 

Di certo, per costruire l’alternativa al sovranismo, è necessario sbarazzarsi di ogni ancoraggio alle culture politiche novecentesche e impegnarsi nell’elaborazione di un impianto ideale innovativo, di stampo profondamente umanistico, incentrato sulla fiducia nella capacità degli individui e su una visione ottimistica della natura umana.

Un irrealistico scenario di fantapolitica? Forse sì, lo so. L’alternativa (forse più realistica) consiste nel rassegnarsi a lunghi tempi un po’ bui.

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