Elezioni regionali liguri: laboratorio nazionale o occasione perduta?

Nei giorni 20 e 21 settembre si voterà per il rinnovo del Consiglio Regionale ligure.

Nel giugno del 2015 fu eletto l’attuale Presidente Toti. La sua elezione segnò certamente un momento di discontinuità con le ormai polverose gestioni precedenti, esattamente come lo avrebbe segnato due anni dopo, l’elezione di Bucci a Sindaco di Genova.

Mentre  il Sindaco Bucci, pur tra luci e ombre, ha risposto alle aspettative di evoluzione delle politiche comunali, Toti ha certamente deluso e le evidenze oggettive della Corte dei Conti ne danno impietosa testimonianza. Egli trae vantaggio mettendosi in scia, dietro al Sindaco Bucci, in ogni momento istituzionale collegato al nuovo “ponte”, pur non avendo alcun merito rispetto alla sua realizzazione.

C’è dunque spazio per un’alternativa? Vediamo i candidati alternativi.

Il PD e i 5Stelle propongono Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto, perfetto interprete del “grillismo onestitario di sinistra”. In realtà, la gran parte del PD ligure e degli stessi grillini liguri, si era orientata sul professore universitario Aristide Massardo, ma i vertici nazionali di PD e 5Stelle hanno scelto altrimenti, appunto Sansa.

Tutto qui? No, Italia Viva e Più Europa correranno, insieme, una loro partita autonoma. 

Vediamo la genesi di questa decisione.

Il dibattito sulla partecipazione alle elezioni regionali, ha animato Italia Viva fin dalla sua costituzione. Col cosiddetto centrosinistra? In autonomia? Il mantra era il seguente: ci guideranno i contenuti, non le formule e i contenuti riguardano soprattutto il tema delle infrastrutture. Forte di questa dichiarazione di principio e consapevole dell’ostracismo che la sinistra ligure ha sempre dimostrato verso il tema delle infrastrutture, nel dicembre 2019 suggerii di esplorare la possibilità di partecipare all’alleanza a sostegno del Presidente Toti, rafforzandone l’area “liberal” in affiancamento a Forza Italia e Liguria Popolare. In fondo, così come a livello nazionale la “mossa del cavallo” ha portato Italia Viva a governare insieme ai peggiori grillini giustizialisti, a livello regionale la mossa del cavallo avrebbe potuto generare un’altra, diversa alleanza scomoda, ma sempre mettendo al centro l’interesse dei cittadini.

Mi fu risposto dall’Onorevole Paita in modo molto cordiale e molto chiaro: l’obiettivo è battere Toti, il campo naturale di Italia Viva è il centrosinistra. Pur non condividendo alcuno dei due assunti, ne presi atto. Per me l’obiettivo è dare ai liguri il miglior governo possibile (non battere Toti) e il campo naturale di Italia Viva dovrebbe essere oltre lo schema destra-sinistra per realizzare un’alternativa trasversale al neo-populismo. Opinioni. Molto diverse. Pazienza.

Così Italia Viva si è messa in attesa degli eventi, assistendo alle bizze retoriche e autoreferenziali di piddini, grillini e comunisti, sostenendo l’idea di un candidato che unisse il fronte anti-Toti: la sindrome del giaguaro da smacchiare è dura a morire. Aristide Massardo sembrava il candidato giusto, l’anti-Toti ideale. Egli si propose con queste parole: la strada maestra è rafforzare e valorizzare la sinergia, il dialogo, la cooperazione di tutte le forze democratiche, progressiste, riformiste che contrastano il sovranismo di Toti, di Salvini, della Meloni e dei loro alleati. Sì,  il miglior smacchiatore di giaguari disponile, il candidato che poteva guidare l’ennesimo perdente “cartello contro”. Egli godeva del pur non entusiastico sostegno di Italia Viva. Durante le estenuanti trattative volte a confermare la candidatura del professore, Italia Viva ha ufficialmente ripetuto più volte che, nel caso di un candidato “divisivo” (era il caso di Ferruccio Sansa, come confermato dallo stesso Matteo Renzi), avrebbe corso in autonomia con un proprio candidato già ben individuato, Elisa Serafini.

Elisa Serafini è una giovane donna, appassionata di temi economici e sociali, di ispirazione liberale e radicale. Sostenne la lista del Sindaco Bucci e svolse il ruolo di Assessore del Comune di Genova per un anno, per poi dimettersi in ragione dell’affidamento di consulenze che non riteneva legittime, dell’atteggiamento della Giunta sui temi dei diritti civili, della trasparenza e della libertà di impresa. Su questi temi ha recentemente pubblicato il libro Fuori dal Comune. Decisamente il candidato ideale per rivolgersi ai “non populisti” tanto a destra quanto a sinistra e generare l’embrione di un campo politico “umanistico”, trasversale rispetto allo schema destra-sinistra, davvero alternativo al neo-populismo. Sì, la candidatura di Elisa Serafini avrebbe davvero rappresentato un laboratorio nazionale e, credo, un’entusiasmante esperienza politica.

Ma le cose hanno preso un’alta piega e Italia Viva, ripudiando la candidatura precedentemente sbandierata e strombazzata di Elisa Serafini, ha preferito  deviare su Aristide Massardo. Da ex-PD, hanno preferito una ripicca col loro ex-partito all’esperienza politica davvero innovativa che avrebbe rappresentato la  candidatura di Elisa.

Così il cosiddetto terzo polo è per nulla attrattivo tanto per gli elettori orientati a destra quanto per quelli orientati a sinistra. Gli elettori di destra perché mai dovrebbero votare uno che fino a ieri ha indicato come priorità assoluta quella di battere la destra? Gli elettori di sinistra, gli anti-Toti, perché mai dovrebbero indebolire il “cartello- contro” guidato da Sansa? Attenzione, il mio giudizio non riguarda il profilo personale di Massardo che è di gran lunga il migliore tra i tre candidati, riguarda le logiche politiche che ne hanno determinato la candidatura. Non c’entra? Conta solo la qualità dei candidati? No. L’elettore non studia i curriculum dei diversi candidati, ne valuta, anche sommariamente, la proposta politica di cui si fanno portatori e la proposta politica di cui si fa portatore Massardo, è debole. Con tutto ciò, in ragione della possibilità del voto disgiunto, è probabile che Massardo conquisti più voti di quelli delle liste a lui collegate, ma ciò non rappresenterebbe un successo politico, semmai la prova provata della debolezza dell’alleanza che ne sostiene la candidatura.

Elisa Serafini dice di essere d’accordo con questa scelta. Bene, le fa anche onore. Io invece non lo sono. Per niente.

Toti vincerà, l’area liberal che lo sostiene sarà più debole di quanto avrebbe potuto essere, Sansa confermerà la vocazione perdente della sinistra, l’esperienza del terzo polo di ridurrà a una partecipazione di testimonianza.

Laboratorio nazionale? No, occasione perduta.

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