Lista Scalfarotto: embrione dell’alternativa o resa dei conti in famiglia?

La candidatura di Scalfarotto alla presidenza della Regione Puglia, pone sul tappeto il tema dell’alternativa al populismo, anzi a tutti i populismi, quelli “di destra” e quelli “di sinistra”.

La lista che candida Scalfarotto, costituita dalle forze del cosiddetto campo liberale, Italia Viva, Più Europa e Azione, davvero rappresenta il possibile embrione dell’alternativa ai populismi? Non sarebbe forse meglio cercare con pervicacia un accordo tra le forze del centrosinistra? Non vale forse la pena di ingoiare il rospo di un candidato scomodo, pur di contrapporsi in modo unitario alle “destre”? Non vale forse la pena, insomma di ricercare lo spirito originario che fu alla base dell’esperienza politica de L’Uilvo? No. Provo a spiegare perché.

Dai tempi de L’Ulivo è cambiato il mondo ed è insorta una nuova epoca, frutto dei processi di globalizzazione e digitalizzazione. Essa ha portato con sè nuovi paradigmi in ogni campo. In politica ha squadernato lo schema destra/sinistra. In questo scenario, ha preso vita e corpo la narrazione neo-populista. Essa, facendo ricorso alla logica del nemico, deresponsabilizza gli individui rispetto ai propri mancati successi e ne alleggerisce la frustrazione derivante dalle incertezze connaturate con l’epoca 4.0. Così in questa nostra epoca nella quale si schiudono enormi opportunità, ma vengono meno antiche garanzie, gli individui possono scegliere di non mettersi in gioco e preferire recriminare contro il nemico di turno: gli africani, Soros, i professoroni, i burocrati europei, le multinazionali, le banche e in fondo il governo dei poteri forti che, nemico del popolo, stampa pochi soldi. Si tratta di una narrazione efficace che affonda le sue radici in pezzi di vecchie culture politiche, ma soprattutto nella cultura politica della sinistra, sintetizzabile nella retorica che vuole il popolo necessariamente buono e il potere necessariamente cattivo e, in fondo, nella stessa teoria del nemico di classe. Tale narrazione attrae indifferentemente e trasversalmente elettori provenienti dai più diversi orientamenti, basta dare un’occhiata anche distratta ai flussi elettorali di tutte le ultime elezioni per rendersene fulgidamente conto. L’idea che il neo-populismo (integrazione di quello sovranista e quello giustizialista) sia sostanzialmente “di destra” e che l’alternativa non possa che nascere a sinistra, é profondamente sbagliata ed é frutto della miopia di chi ancora non si rassegna agli squadernamenti prodotti dalla nuova epoca. Alla trasversale narrazione neo-populista occorre contrapporre una narrazione altrettanto attraente e altrettanto trasversale.

Da questo punto di vista, appaiono molto deboli le contrapposizioni “politica verso populismo” o “competenti verso incompetenti” proposte rispettivamente da Matteo Renzi e da Carlo Calenda. Anche il discrimine europeo, portato pur lodevolmente avanti da Più Europa, appare del tutto insufficiente.

Saprà Scalfarotto parlare indifferentemente al cuore degli elettori di destra e degli elettori di sinistra? Saprà porsi in modo davvero trasversale? Di certo, a oggi, la lista che lo appoggia non é percepita come trasversale rispetto allo schema destra/sinistra. Se così fosse, non avrebbero ragion d’essere le recriminazioni del PD rispetto allo “strappo”.

Molti, troppi, in Italia Viva e nelle altre forze della “Lista Scalfarotto” continuano a ritenere in fondo il centrosinistra come proprio “campo naturale” e, sotto sotto, sognano un’illusoria emancipazione del PD per poter finalmente fronteggiare il neo-populismo con un ritrovato Ulivo 4.0. No, a partire dall’esperienza pugliese, bisogna comunicare una narrazione attraente e credibile tanto per l’elettore di sinistra quanto per l’elettore di destra. Un elettore del PD può ragionevolmente prendere in considerazione di votare Scalfarotto in luogo di Emiliano? Sí, certo e poi Scalfarotto è pur sempre uno “di sinistra”. Ma un elettore di destra perché mai dovrebbe votare Scalfarotto in luogo di Fitto? La partita é tutta qui. Se Italia Viva e i suoi alleati sapranno prodursi in questo salto di qualità, allora l’esperienza pugliese potrà davvero essere il primo passo nella costruzione di una possibile alternativa al neo-populismo. In caso contrario, si ridurrà, come penso sarà, a una penosa, noiosa e irrilevante resa dei conti “in famiglia”.

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