Matteo Renzi ama l’espressione “cambio di passo”. Lo ha più volte chiesto ad altri, Ora tocca a lui.

La vicenda Palamara ripropone ancora una volta il tema dell’equilibrio dei poteri dello Stato. Il fatto che pezzi non trascurabili di Magistratura, influiscano pesantemente sugli scenari e sulle scelte politiche, decidendo chi incriminare e solo dopo di cosa incriminarlo, è ormai un dato ampiamente acclarato.

La politica si è arresa da tempo. La giustificazione della resa è contenuta nell’assioma “ci si difende nei processi, non dai processi”. In questa puttanata retorica, spacciata per nobile principio, è contenuta la ragione per cui l’autorizzazione a procedere va concessa sempre e comunque, in ogni caso, qualunque siano l’imputazione e lo scenario giuridico, perché, appunto, ci si difende nei processi e non dai processi. No, se del caso, e quello era il caso, ci si difende anche “dai processi”. L’evidenza di questa resa è ormai tale, da far pensare che la negazione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi nel ’93, fu l’ultimo sussulto di dignità della politica di fronte allo strapotere giudiziario.

Il salto di qualità di questo stravolgimento dei poteri dello Stato, si è avuto qualche mese fa con la vicenda Salvini-Diciotti-Gregoretti: la Magistratura non si accontenta più di influire sul potere legislativo attraverso la persecuzione di questo o quel parlamentare, ma sceglie di influire anche sul potere esecutivo, riscontrando reati comuni in atti di Governo. Anche di fronte a questo salto di qualità, la politica si è messa nella posizione che abitualmente assume di fronte alla prepotenza giudiziaria: prona.

Al tempo del caso Gregoretti (successivo al caso Diciotti), era da poco nata Italia Viva. Confidavo in una presa di posizione. No, anche Italia Viva si è unita al coro: ci si difende nei processi, non dai processi. Il fatto poi che, a rafforzare la decisione di mandare a processo Salvini, si sia ripetuto ossessivamente “trattiamo il caso Gregoretti come abbiamo trattato il caso Diciotti”, rivendicando continuità con le politiche e le scelte di “quando si era nel PD”, peggiora pesantemente il quadro. D’altro canto, anche in occasione della questione della prescrizione, Italia Viva, per giustificare e rafforzare la sua sacrosanta avversione al provvedimento, rivendicò orgogliosa la sua continuità con le scelte passate del PD, come a dire “il vero PD siamo noi”. Miopia sconcertante.

Il tragico simbolo vivente della resa alla Magistratura da parte della Politica, è il Ministro Bonafede. La mozione di sfiducia nei suoi confronti è stata respinta, anche grazie al voto dei Renziani. D’altro canto Italia Viva si muove nel ristrettissimo spazio tra il sostegno a un Governo pessimo e la mancanza delle condizioni politiche per un Governo alternativo. Si tratta di uno spazio così angusto che solo un gigante di tattica come Matteo Renzi, riesce a muovercisi con disinvoltura e addirittura con successo.

Domanda: cosa fare per determinare le condizioni politiche di un Governo diverso? Risposta: mettere mano alla costruzione di una reale alternativa al neo-populismo (tanto quello assistenzialista, statalista e giustizialista, quanto a quello sovranista, razzista e nazionalista).

Chi può rendersi protagonista di tale costruzione alternativa? Continuo a pensare che Italia Viva sia l’unico soggetto con qualche chance in tal senso, a condizione che si liberi del complesso della sinistra, si smarchi dall’idea di rappresentare i piddini delusi e abbracci una visione davvero trasversale rispetto allo schema destra/sinistra. E’ già così? No, se penso a quanti in Italia Viva hanno salutato con entusiasmo l’avvento delle Sardine, ne ho fulgida evidenza. Matteo Renzi ama l’espressione “cambio di passo”. Lo ha spesso chiesto agli altri, ora tocca a lui.

Alternativa al neo-populismo, roba difficile? No, difficilissima. Eppure c’è chi dice che in fondo basterebbe unire le forze liberali in un unico fronte e il gioco sarebbe fatto. Quali sarebbero queste forze liberali? Un logo, quello di Calenda, un accocchio che federa partiti e associazioni egemonizzate da radicali massimalisti e fighetti ultraliberali, Più Europa e, appunto, Italia Viva. Ma si dai, facciamo il fronte delle anime belle del 5%.

No, ci vuole altro, occorre dare vita a un grande movimento che sappia coinvolgere indistintamente elettori “di destra” e “di sinistra”, come in fondo fu originariamente Forza Italia, fondato su una narrazione strutturata, alternativa a quella neo-popuilsta e, come quella neo-populista, appunto trasversale rispetto allo schema destra/sinistra.

La partita non si gioca contrapponendo i competenti agli incompetenti, come pensa Calenda, né contrapponendo la politica al populismo, come pensa Renzi. Il neo-populismo è politica, eccome se è politica ed è una politica fondata su una precisa narrazione della realtà. Non basta dire che quella narrazione è sbagliata, non basta dire che è frutto di incompetenza, non basta dire che “non è politica”, ci vuole una narrazione alternativa, altrettanto potente. E’ prima di tutto a questo che bisogna mettere mano. O si parte da qui, o ci teniamo il falso bipolarismo destra/sinistra che in realtà ci obbliga a una scelta tra diverse forme di populismo.

Quali leader potrebbero guidare questo processo? Io non sono un appassionato di quote rosa, ma guardo da tempo a una possibilità, quella di creare il tandem Boschi-Carfagna. Per me sarebbe fighissimo.

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