L’essenza del neo-populismo e l’assenza di un’alternativa

Da mesi il Covid-19 monopolizza l’attenzione dell’opinione pubblica. Si sono succeduti però in questi ultimi giorni alcuni fatti di cronaca che hanno fortunatamente attenuato l’ossessione da Coronavirus. Alludo in particolare alla liberazione (e conversione) di Silvia Romano, alla battaglia della Ministra Bellanova e, infine, fatto di minore rilevanza, ma comunque evocativo, l’intervento alla Camera dell’Onorevole Sara Cunial. Si tratta di tre eventi scollegati tra loro, ma ci forniscono comunque una chiave di lettura del confronto politico, quello reale, quello fondato sui paradigmi determinati dall’insorgere della nuova epoca, non quello apparentemente nobile, ma antistorico, tra destra e sinistra.

Il confronto sulle prime due vicende, ovviamente più rilevanti, la liberazione di una convertita Silvia Romano e la misura per la regolarizzazione dei migranti voluta da Teresa Bellanova, mette in evidenza un elemento che rappresenta un discrimine particolarmente significativo tra diverse visioni del mondo. Esso è rappresentabile in questo modo: da un lato chi ragiona con mente “o, o”, dall’altro chi ragiona con mente “e, e”.

Chi ragiona con mente “o, o” si pone più o meno così: “Quanti soldi sono stati spesi per la liberazione di Silvia Romano, quando INVECE si sarebbero potuti spendere per …!” Quante energie spese per regolarizzare i migranti, INVECE che spenderle per …!” “Quante lacrime spese per gli stranieri, INVECE che spenderle per gli italiani!”. In questo modo si propone la concezione di un mondo fatto di scatole chiuse, bivi e scelte obbligate che facilita l’individuazione dei “buoni” e dei “cattivi”, rappresentazione che costituisce, da un punto di vista esistenziale, il valore fondante del neo-populismo.

Chi ragiona con mente “e, e”, guarda alla complessità di un mondo interconnesso dove ogni scelta impatta sul tutto. Questo sguardo, da un punto di vista esistenziale, deriva dalla consapevolezza di come l’imperfezione del mondo sia specchio dell’imperfezione degli individui e la contraddittorietà rappresenti lo stato naturale delle cose. Così si può essere “e” dalla parte degli operai “e” dalla parte degli imprenditori, “e” con gli italiani in difficoltà “e” con gli immigrati sfruttati, “e” per il riconoscimento del merito “e” per tendere una mano chi resta indietro. Per fare facili esempi.

Questo discrimine che ho cercato di descrivere così sinteticamente tra “o, o” e “e, e”, è in fondo sovrapponibile al discrimine tra “destra” e “sinistra”? Assolutamente NO. Si tratta di un discrimine certamente trasversale rispetto allo schema destra/sinistra. Magari cambiano i “cattivi”, per gli uni sono gli invasori (tutti gli africani), per gli altri gli evasori (tutti gli imprenditori), per fare un esempio, ma la cultura del nemico (derivante dall’atteggiamento esistenziale “o, o”) appartiene tanto alla destra quanto alla sinistra. Più all’una o più all’altra? Non che il tema posto da questa domanda sia appassionante, ma certamente la sinistra ha usato a mani basse la cultura del nemico, anche rivolgendola a singoli individui come fu per Craxi, poi per Berlusconi, poi per Renzi. Questa abitudine deriva in buona parte dalla teoria del “nemico di classe” su cui si fonda l’ispirazione marxista.

Detto ciò, a mio avviso, continuare a leggere la realtà con gli “occhiali” destra/sinistra, non può che determinare una percezione fortemente distorta della realtà stessa e l’adozione, di fatto, di un atteggiamento da nostalgici della vecchia epoca, da reduci dei vecchi paradigmi, da persone incapaci di vivere autenticamente nel qui e ora.  

La vicenda dell’onorevole Sara Cunial, da questo punto di vista, è potentemente evocativa. Le parole che fa risuonare alla Camera, sono in  questo senso preziose, rappresentano infatti l’essenza della narrazione neo-populista, incentrata sul nemico e sul “o, o”. Ecco l’essenza della narrazione neo-populista per come emerge dall’intervento dell’onorevole Cunial:

  • Il “popolo” è per definizione e inevitabilmente buono, mentre il “potere” è per definizione e inevitabilmente cattivo.
  • Se i “buoni” prendessero davvero il potere, non rappresenterebbero un potere nuovo, ma, semmai, la rivalsa del popolo nei confronti degli sporchi interessi dei poteri forti. 
  • I mancati successi degli individui non derivano dalle scelte degli stessi individui, ma, sostanzialmente, da complotti ordini ai loro danni da chi esercita il potere.
  • Qualunque governo che non si autodefinisca “del popolo” (la variante grillina è “dei cittadini”), è equiparabile a un regime.
  • I “nemici del popolo”, asseconderebbero “gli appetiti del capitalismo finanziario” a danno dei “cittadini” e Bill Gates (Soros è un po’ passato di moda) ne sarebbe il capofila in quanto impegnato – cito testualmente dall’intervento dell’Onorevole – nello sviluppo di piani di depopolamento e controllo dittatoriale sulla politica globale, puntando ad ottenere il primato su agricoltura, tecnologia ed energia. 
  • Tra i nemici del popolo (o dei cittadini, fate voi) vengono annoverati gli uomini di scienza che mettono in discussione le tesi complottiste, così essi diventano “professoroni” ed anche i protagonisti dei processi di integrazione (una bestemmia per i “o, o”) che, ad esempio alludendo all’integrazione europea, diventano “i burocrati e i banchieri di Bruxelles”.

Andate a leggere i commenti che sui social vengono riservati all’intervento dell’Onorevole Cunial. Scoprirete che sono il larga misura favorevoli, ma soprattutto scoprirete che i sostenitori sono riconoscibili come “orientati a destra”, ma in maggioranza come “orientati a sinistra”. In effetti, non è certo difficile cogliere le affinità con un certo pensiero riconducibile alla cultura politica della sinistra: la retorica del popolo, del potere, del nemico. Perché? Perché la narrazione neo-populista parla a tutti, è trasversale, non nasce (come qualcuno continua pervicacemente ad asserire) da una pulsione o da un interesse o da un complotto della “destra”, nasce da un’esigenza esistenziale (derivata dall’insorgere della nuova epoca) volta a difendersi dalle sfide che l’epoca 4.0 porta con sé. C’entra NIENTE con destra e sinistra.

Questa è dunque l’essenza del neo-populismo. E dall’altra parte? A questa essenza, passatemi il gioco di parole, si risponde con l’assenza di una visione alternativa. Fino a quando l’alternativa sarà ricercata dentro lo schema destra/sinistra e si riterrà, commettendo errore madornale e imperdonabile, che debba essere in qualche modo generata e guidata dal campo della sinistra (o centrosinistra come impropriamente si usa dire), l’alternativa continuerà semplicemente a non esistere. Essenza contro assenza, appunto. La nuova epoca ci chiama all’adozione di un nuovo atteggiamento incentrato sul talento individuale, sulla responsabilità individuale, sulla fiducia nella capacità degli individui, ci chiama a una visione profondamente umanistica, centrata su una visione ottimistica della natura umana. Ripeto, c’entra NIENTE con destra e sinistra.

Lo so, è difficile abbandonare il protettivo calore dei vecchi paradigmi e aprirsi al nuovo, ma chi intende dare vita almeno a un embrione di alternativa, è chiamato a farlo. Eppure, anche, ad esempio, in Italia Viva, questa cosa non è affatto scontata. Anzi. Così non appena un evento può far riemergere antiche pulsioni, si risveglia l’affetto verso i vecchi paradigmi. E’ il caso della vicenda Bellanova che viene accolta e commentata con l’entusiasmo di chi pensa, anche se non confessa, “finalmente una cosa di sinistra”. No. la regolarizzazione dei migranti non è “di sinistra”, come non lo sono le riforme del Governo Renzi sui diritti civili e sul lavoro. Ma davvero qualcuno pensa che i valori della legalità, della correttezza, dell’integrazione, della flessibilità, dell’emancipazione siano appannaggio esclusivo di una visione “socialista” del mondo e vietati a una visione “liberale”? Merkel e Macron (che sono etichettatili in ogni modo, tranne che “di sinistra”) sono forse abietti oppressori di migranti e portatori di valori contrari all’emancipazione individuale? Di che cazzo stiamo parlando?

Da questo punto di vista, anche l’opzione, pervicacemente portata avanti da Linkiesta di Christian Rocca, di un “polo liberale” costituito da Italia Viva, Azione e Più Europa, appare debole, per me, voglio essere sincero, ridicola. Mettere insieme un partitino ancora afflitto dal “complesso della sinistra” (Italia Viva) con il logo di proprietà di un ex-Ministro privo di visione (Azione) con una federazione di partitini e associazioni in perenne conflitto tra loro, egemonizzata da una parte di Radicali in conflitto con quella rimasta fuori (Più Europa), questa sarebbe la grande trovata, la grande novità, la via. Auguri.

La vera novità sarebbe costituita dalla creazione di un asse tra Italia Viva e Forza Italia, ben sapendo che entrambe le forze dovrebbero in questo caso essere disposte a perdere un pezzo di sé, ma, insieme, rappresenterebbero, finalmente, almeno l’embrione di qualcosa di grande e soprattutto utile per il sistema democratico italiano. Vediamo, forse questa situazione così incerta e difficile indotta dall’emergenza sanitaria, può accelerare i processi politici. Seguo facendo il tifo (dalla finestra) per questa opzione. Se si verificherà, allora scenderò le scale e, per quel poco che può interessare, sarò attivamente della partita.

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