Il tempo delle ideologie é finito, quello degli ideali no.

Nei giorni 1 e 2 febbraio ha avuto luogo a Roma una passerella mediatica di Italia Viva. Al di là del fantasioso nome che é stato attribuito alla kermesse, Assemblea Nazionale, essa ha avuto il merito di porre in modo inequivocabile e dirimente la questione dell’abolizione della prescrizione come frontiera invalicabile delle acrobazie necessarie a governare insieme ai grillini.

Per il resto, solite passerelle e solita scenografia di sfondo garantita dai volenterosi militanti.

C’è stato però un passaggio del discorso conclusivo di Matteo Renzi che vale la pena di essere sottolineato:

Italia Viva ha bisogno di tre cose: di tempo, di un ideale, di un buon governo.

Mi pare che queste poche parole dimostrino ancora una volta la lucidità che anima il leader di Italia Viva. É vero, Italia Viva ha bisogno di tempo, e il tempo le é garantito da un governo sufficientemente duraturo, un “buon governo” che si muova entro i limiti della salvaguardia della reputazione di chi lo sostiene, ma Italia Viva ha soprattutto bisogno di “un ideale”.

Si tratta di un tema centrale, saldamente collegato al tema dell’identità del partito renziano e del progetto politico che intende portare avanti.

Partiamo dal progetto politico.

Italia Viva si trova di fronte alla scelta tra due opzioni alternative e incompatibili:

  • Rafforzare l’area liberal-democratica e riformista del centrosinistra

  • Generare l’alternativa al neo-populismo (grillino e leghista)

Perché si tratta di opzioni incompatibili? Perché comportano differenti identità e differenti “ideali”.

La prima opzione, quella “riformista”, dal punto di vista ideale non é poi così impegnativa: é sufficiente pescare nel riformismo anni ottanta di Blair e Clinton, citare qualche frase più o meno evocativa di Obama e considerare come principale campo avverso la destra, o, come dicono gli intellettuali di sinistra, “le destre”.

La seconda opzione presuppone una narrazione nuova che, come quella neo-populista, sappia rivolgersi a tutti gli elettori, nessuno escluso, e sia quindi trasversale rispetto a tutti i vecchi steccati e alle vecchie categorie politiche.

Le due diverse opzioni impattano quindi sull’identità del partito, anche perché implicano differenti posizionamenti:

Nel primo caso, il centrosinistra rappresenterebbe il “campo naturale” di Italia Viva. Nel secondo caso, Italia Viva dovrebbe porsi in una posizione di equidistanza dal populismo giustizialista e da quello sovranista e di equidistanza dal PD al traino grillino e da Forza Italia al traino leghista.

Tale equidistanza non sarebbe giustificata da un’ispirazione centrista, ma da una visione trasversale, oltre lo schema destra/sinistra e dalla consapevolezza che le proposte e pratiche politiche neo-populiste affondano le loro radici anche (forse soprattutto) nella cultura politica della sinistra. L’idea che i 5Stelle siano sotto sotto “di sinistra” e la Lega sia tout-court “di destra” é falsa e antistorica. Di questo ho già scritto e, anche recentemente, ampiamente argomentato.

Ha dunque ragione Renzi quando sostiene che Italia Viva ha bisogno di un ideale, ma per fare cosa?

Prima di mettersi al lavoro su un’elaborazione ideale, é necessario compiere una scelta chiara e inequivocabile rispetto alle due opzioni di cui sopra: Italia Viva vuole essere “il PD dei giusti” o qualcosa di totalmente “oltre”?

Le ultime significative scelte parlamentari di Italia Viva riguardano l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso Gregoretti e l’opposizione all’abolizione della prescrizione. In entrambi i casi, la fondamentale ragione addotta a sostegno della scelta, fa riferimento alla coerenza rispetto all’atteggiamento che si ebbe quando si era PD. Si tratta di un’argomentazione debole che confessa la volontà di continuare a porsi come una sorta di “appendice sana del PD”, che fa trasparire l’incoffessata convinzione che, in fondo, Italia Viva rappresenti “il vero PD”, il partito che sa interpretare autenticamente lo spirito originario del PD.

Così si festeggia a ogni consigliere o amministratore o parlamentare del PD che si aggrega a Italia Viva, non rendendosi conto che con una mano bisognerebbe brindare, ma con l’altra bisognerebbe costruire le condizioni per essere attraenti al di fuori del mondo piddino, pena l’essere percepiti come il partito degli ex-PD, talora dei trombati o trombandi del PD, insomma una sorta di “PD 2 la vendetta”.

Non so quanto in Italia Viva ci sia piena consapevolezza rispetto alla necessità di una scelta in tal senso, non so neppure se vi sia sul tema un aperto dibattito interno, certo é che quando Luigi Marattin scrive che le attuali categorie politiche sono state spazzate via dagli eventi occorsi nel pianeta dell’ultimo quarto si secolo o sottolinea come alle elezioni politiche del 2018, più del 70% dei votanti ha premiato forze politiche che rifiutano la diarchia “destra sinistra“, prende posizione sul tema in modo piuttosto netto. Ho però l’impressione che la tesi di Marattin, che indegnamente argomento io stesso nel mio panphlet Le persone non sono il popolo, sia oggi ampiamente minoritaria. Dal mio punto di vista, va invece sostenuta apertamente.

Ma c’è uno spazio dove questi pensieri possono essere confrontati? Qual é il luogo di elaborazione politica e ideale di Italia Viva? Le kermesse non bastano e, alla lunga, stancano.

Fino a quando il nodo non verrà sciolto, Italia Viva non si schioderà dal modesto consenso che i sondaggi le attribuiscono.

Il sistema democratico italiano ha bisogno di una linfa ideale nuova, che proponga una narrazione trasversale rispetto ai vecchi steccati, alternativa a quella neo-populista. Non si sente invece il bisogno di una corrente del PD che si fa partito.

One Reply to “Il tempo delle ideologie é finito, quello degli ideali no.”

  1. Più rileggo queste righe, più ne sono convinto. Ma la strada è in salita, per molti arrivati qui, in Italia Viva, da posizioni tuttora di sinistra, ma in disaccordo con il PD, non è né facile né indolore. Ci vorrà tanta pazienza, buona narrazione e tempo.

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