Torna il bipolarismo? Bene, c’è un nuovo giaguaro da smacchiare!

Dunque vince Bonaccini. Cosa ci racconta questo voto?

Innanzitutto che, forse, la sguaiatezza non paga più come un tempo, forse, non bastano gli slogan, forse, gli elettori iniziano a guardare anche con certo scetticismo chi indica e esaspera i problemi, ma non indica credibili soluzioni. Bene.

Il secondo dato riguarda i 5Stelle. In effetti, dopo questa tornata elettorale, è difficile immaginare qualcosa di diverso dal loro declino verso l’irrilevanza.

Questi due elementi ragionevolmente veri, generano però altrettanti equivoci. Vediamoli.

Primo equivoco.

La sguaiatezza non paga più come un tempo? Può darsi, ma attenzione:

questo non significa che alla sguaiata narrazione neo-populista sia sufficiente contrapporre l’esperienza e la competenza.

No, non è così. O, meglio, è così in situazioni straordinarie come quella della Regione Emilia Romagna dove il confronto era tra un amministratore competente che ha già dato dimostrazione delle sue capacità e una candidata in erba e priva di argomenti, oscurata da Salvini. Un confronto impari. Ma per quanto attiene il quadro nazionale, è totalmente illusorio e certamente insufficiente, contrapporre alla sguaiata ma potente narrazione neo-populista la competenza dei Calenda o dei Cottarelli di turno. Ci vuole altro, bisogna scaldare i cuori e rispondere a bisogni di tipo esistenziale.

Per competere con la potente narrazione neo-populista, occorre proporre una narrazione diversa, alternativa, altrettanto potente che stenta ad essere elaborata.

Perché non si mette mano all’elaborazione di una narrazione alternativa? In fondo non serve?

Ed ecco il secondo equivoco.

Un po’ tutti si affannano ad affermare che col drastico ridimensionamento del Movimento 5 Stelle, si ritorna al buon vecchio bipolarismo destra/sinistra. Se questo è vero, allora la narrazione neo-populista altro non è che una narrazione “di destra” e non occorre quindi affannarsi più di tanto all’elaborazione di una narrazione alternativa, basta fare ricorso ai “valori della sinistra”, magari un po’ rammodernati.

Non è così:

la narrazione neo-populista continua ad essere trasversale rispetto allo schema destra/sinistra e l’alternativa, per competere, lo deve essere altrettanto.

Molti, anzi i più, fanno fatica a sintonizzarsi con questo concetto. Eppure è forse sufficiente un po’ di onestà intellettuale per rendersi conto come Quota100, per fare un esempio, “profumi di sinistra”, per usare un’espressione di Nichi Vendola. No? Da sempre lo slogan “le pensioni non si toccano” con la variante “giù le mani dalle pensioni” appartiene alla sinistra, non certo alla destra. Fin dai tempi del primo Governo Berlusconi e dal grido d’allarme lanciato dall’allora Ministro Dini, la sinistra si è opposta a ogni riforma strutturale volta a garantire sostenibilità al sistema pensionistico. La battaglia contro la Legge Fornero per affermare soluzioni simili a Quota100, sono perfettamente in linea con la tradizione politica della sinistra.

E sul lavoro? L’ostracismo del passato Governo giallo-verde rispetto alla riforma del lavoro voluta dal Governo Renzi e alla stessa abolizione del famigerato articolo 18, non è forse riconducibile alla cultura politica della sinistra? Non ci si ricorda di quando Sergio Cofferati portò in piazza tre milioni di persone convinte che l’abolizione dell’articolo 18 (ipotizzata dall’allora Governo Berlusconi) “ledesse i diritti fondamentali dell’uomo” (sic!)? L’ostracismo che fu del Governo giallo-verde e che tuttora permea il neo-populismo, è figlio soprattutto di quella cultura politica di stampo sindacale.

E poi ci si interroga su come sia possibile che un elettore “di sinistra” voti per i neo-populisti? Se non si adotta un nuovo paradigma interpretativo, resta una sola risposta: gli elettori della Lega sono beceri ignoranti. Peccato che alcuni milioni di quei “beceri ignoranti”, alle elezioni Europee del 2014, parliamo di pochi anni fa, votarono il PD di Matteo Renzi. Erano beceri ignoranti anche allora?

La verità è che per un elettore “di sinistra” non è poi così contraddittorio scegliere il neo-populismo.

Si, ma su altri temi il confronto è riconducibile allo schema destra/sinistra. Davvero? Quali? La società aperta ed europeista e l’accoglienza? E qui viene proprio da ridere. Buona parte degli europeisti di oggi vengono dalla tradizione anti-europeista della sinistra: quando Bettino Craxi parlava di processo di integrazione europea (pur evidenziandone i rischi), Enrico Berlinguer parlava di euro-comunismo. Ma quale “società aperta”? Il principio della libera circolazione delle merci e delle persone è un principio liberale, non socialista, d’altronde i veri specialisti dei muri sono i regimi comunisti.

No, anche i temi della società aperta e dell’accoglienza sono trasversali rispetto allo schema destra/sinistra. Non sono un’esclusiva della sinistra. Per nulla.

Non parliamo poi del tema del giustizialismo. Qualcuno dimentica di quando il Travaglio anti-berlusconiano era un idolo della sinistra. Qualcuno dimentica le esultanze a ogni avviso di garanzia recapitato a Berlusconi. D’altronde, alcuni commenti sul ventennale della morte di Bettino Craxi (parliamo di pochi giorni fa) da parte di grillini, comunisti e comunistoidi, molti dei quali con hashtag facciamorete, sono di una violenza verbale non dissimile da quella fascista:

anche il giustizialismo populista deriva in gran parte dalla cultura politica della sinistra.

Pensare di contrapporre alla narrazione neo-populista i vecchi arnesi novecenteschi della sinistra, anche con il maquillage rivisitato, è del tutto sbagliato oltreché illusorio. Per questa ragione, chi si pone in alternativa al neo-populismo, ma al di fuori del PD, non deve cadere nella trappola:

la via per battere il neo-populismo, non consiste nel rafforzare il campo del centrosinistra, consiste nel creare un campo nuovo, trasversale, appetibile per qualunque elettore, fondato su una narrazione nuova, attraente, coerente con l’epoca 4.0.

Le forze politiche alternative al neo-populismo ma esterne al PD, sapranno evitare la trappola? Francamente non credo, non mi pare di poter rilevare segnali in tal senso: prevale la retorica del “battere le destre” come se non ci si fosse pienamente liberati dalla sindrome dei giaguari da smacchiare.

Eppure, ad esempio per Italia Viva, questo è il discrimine, questo è lo spartiacque:

  • porsi con coraggio, come l’embrione del polo umanistico, alternativo al neo-populismo, fondato su una narrazione trasversale rispetto allo schema destra/sinistra;
  • porsi come la componente “liberal” del centrosinistra, rivendicando la propria coerenza e continuità coi principi originari del PD.

Dalla scelta rispetto a queste opzioni diverse, alternative e incompatibili, deriva non solo il successo di Italia Viva, ma anche l’emancipazione del sistema democratico italiano. Talora ho l’impressione che si voglia invece rifondare il PD, fare il PD dei giusti, altre volte che ci si voglia prendere una rivincita, il PD 2 la vendetta, raramente che si voglia costruire davvero qualcosa di totalmente nuovo.

Nei prossimi giorni verranno indicati i Coordinatori territoriali e avrà luogo la prima Assemblea Nazionale di cui finalmente si conosceranno (spero) tutti i componenti. Vedremo se e come si scioglierà l’equivoco.

 

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