Muore Pansa, si ricorda Craxi.

È morto Gianpaolo Pansa. Proprio a pochi giorni del ventennale della morte di Bettino Craxi.

C’è qualcosa che accomuna questi due protagonisti della fine del novecento italiano? Si.

Pur non avendo avuto Pansa particolare simpatia nei confronti di Craxi, un collegamento tra i due c’è.

Pansa, uomo di sicura storia e fede democratica, a un certo punto del suo percorso giornalistico, decide di scrivere una serie libri sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La Grande Bugia e I vinti non dimenticano (2010).

Le reazioni di gran parte della sinistra furono rabbiose:

Gianpaolo Pansa si permetteva di insinuare un dubbio, il dubbio che non bastasse dirsi antifascisti per essere immuni da tentazioni violente, antidemocratiche, autoritarie.

Analogo principio fu convintamente e reiteratamente espresso da Bettino Craxi, secondo il cui pensiero, ad esempio, lo scempio di Piazzale Loreto rappresenta una pagina buia della storia italiana.

Anche secondo il pensiero di Craxi, l’antifascismo non rappresenta di per sè un antidoto alla barbarie. È anche a partire da questa considerazione che ebbe il coraggio, negli anni ottanta, di definirsi “fieramente anticomunista”.

Nè Pansa né Craxi furono perdonati. Tanto Pansa quanto Craxi furono etichettati come fascisti o amici dei fascisti, Craxi in particolare, ad esempio, fu disegnato per anni e anni dal grande Forattini, vestito da gerarca fascista.

Dare del fascista a chi pensa che l’antifascismo non rappresenti di per se una patente di autentica democraticità, è un vecchio vizio, tuttora in uso, dei comunisti.

Ogni 25 aprile si festeggia la liberazione dell’Italia dall’oppressione fascista. Ogni 25 aprile qualcuno immancabilmente salta su e sostiene che il 25 aprile dovrebbe essere la giornata contro tutti i totalitarismi. Peccato che il 25 aprile del 1945 l’Italia si sia liberata dal fascismo, non da “tutti i totalitarismi”.

Allo stesso modo, ogni 9 novembre si festeggia la liberazione di parte dell’Europa dall’oppressione comunista. E allo stesso modo, ogni 9 novembre qualcuno immancabilmente salta su e sostiene che il 9 novembre dovrebbe essere la giornata contro tutti i muri. Peccato che il 9 novembre del 1989 sia caduto il muro di Berlino, non “tutti i muri”.

È così difficile festeggiare ogni 25 aprile la liberazione dell’Italia dal regime fascista e ogni 9 novembre la liberazione dell’Europa dai regimi comunisti?

Si, è così difficile. È ancora oggi così difficile. Anche per questo l’opera letteraria di Pansa e il pensiero politico di Craxi continuano, drammaticamente, ad essere attuali.

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