Verso un nuovo bipolarismo: istruzioni per l’uso

L’epoca 4.0 ha portato con sé nuovi paradigmi con i quali fare i conti in ogni ambito della nostra vita. Essi determinano nuove relazioni personali, sociali e politiche. In quest’ottica va letto anche l’avvento del neo-populismo che, generato dal Movimento 5 Stelle, fin da subito si è posto oltre lo schema destra/sinistra, proponendo una sua originale narrazione della realtà.

Su cosa si fonda la narrazione neo-populista? Innanzitutto sullo spostamento della “contraddizione principale” da un conflitto di classe verso un conflitto di potere, quello tra popolo e élite, per usare il linguaggio leghista e tra cittadini e establishment, per usare il linguaggio grillino. Tutto viene ricondotto a questo schema, secondo il quale i cittadini e il popolo sarebbero sempre e necessariamente buoni e inascoltati, mentre le élite e l’establishment sarebbero sempre e necessariamente intenti a ordire complotti a dispetto del popolo. Secondo questo modello, finiscono nella colonna dei cattivi in quanto riconoscibili come élite o establishment, le banche, le grandi aziende, le multinazionali, i grandi industriali, in fondo le persone di successo, quindi i professionisti più affermati, le persone di cultura.

Il neo-populismo, forte di questo modello, si rivolge a ogni singolo elettore dicendogli: non sei tu il responsabile dei tuoi mancati successi, i colpevoli vanno ricercati altrove, tra i rappresentanti dell’establishment.

Persino il processo migratorio farebbe parte di un complotto internazionale finalizzato allo scientifico sfruttamento delle masse popolari, ordito e governato da Soros, eminenza grigia della finanza, nemico numero uno dei popoli.

Qual è la narrazione alternativa a quella neo-populista? Di fatto non esiste. Non esiste perché non si ha il coraggio di muoversi sul scivoloso terreno della nuova epoca, di adottare nuovi linguaggi, di andare oltre i vecchi steccati. Così ci si concentra sul denigrare la narrazione altrui piuttosto che sul proporre la propria, finendo per ricorrere a consunte ricette o a nuovi giaguari da smacchiare.

Occorre elaborare e proporre una narrazione alternativa a quella neo-populista, tenendo presente che lo stesso schema destra/sinistra appartiene al passato: anche le categorie politiche hanno un ciclo di vita, facciamocene una ragione.

Non sarà facile, ma si farà. Basta volerlo e mettersi al lavoro. Certo, ci attende una fase incerta e turbolenta, nella quale non avranno vita facile i sostenitori di quella retorica della coerenza secondo cui bisognerebbe restare uguali a se stessi in un mondo che, nel frattempo, rapidamente cambia.

I nostalgici dei vecchi paradigmi, di parole come “socialista” o “liberale” (divenuta di gran moda, ma vecchia anch’essa) sono destinati all’irrilevanza. Il nuovo bipolarismo si muoverà sul confronto tra il polo neo-populista e quel polo alternativo che ancora non c’è, ma che stiamo costruendo. Esso dovrà fondarsi su alcuni elementi irrinunciabili:

  • Ripudio del “pensiero contro”, delle concezioni politiche fondate sul nemico, quel pensiero che, derivando dalla teoria del “nemico di classe”, ha ispirato buona parte della sinistra. Il pensiero contro, fondato sulla demonizzazione di nemici più o meno immaginari sui quali scaricare ogni responsabilità deve appartenere esclusivamente alla cultura politica neo-populista. L’alternativa deve esserne immune.
  • Equidistanza dalla destra e dalla sinistra, non certo in omaggio a un’ispirazione centrista, ma in omaggio semmai ai nuovi paradigmi della politica.
  • Orientamento a cogliere e valorizzare la bellezza della nuova epoca, oltre ogni paura, ogni reducismo e ogni snobismo, ben consapevoli che l’epoca 4.0, lungi dall’essere cinica e tecnicistica, è invece profondamente umanistica, in quanto fondata sull’idea che ciascun individuo possieda le risorse e i talenti per promuovere la propria emancipazione e dare una direzione al proprio percorso di vita.
  • Volontà di parlare a tutti i cittadini e a tutti gli elettori, tutti, dal primo all’ultimo: nell’epoca 4.0, l’elettore è “promiscuo” e ogni voto è contendibile.

Così facendo, la nascente alternativa al neo-populismo potrà rispondere ai bisogni e ai desideri di quel “popolo dei senza casa” che da troppo tempo attende un segnale.

É un popolo di individui che vogliono sentirsi persone a tutto tondo, senza etichette.

É un popolo di persone che hanno una visione umanistica della vita e, in fondo, una visione ottimistica della natura umana. Persone che desiderano affermarsi ed esprimersi, persone che di fronte ai propri mancati successi, non cercano alibi, persone guidate dal valore della responsabilità individuale.

É un popolo di persone intente a scovare il bello e dargli spazio. Non rivendicano il mondo perfetto, sono consapevoli della contraddittorietà della realtà.

É un popolo di persone aperte e inclusive che non per questo si sentono obbligate a definirsi “di sinistra”; é un popolo di persone che apprezzano le persone di successo, ma non per questo si sentono obbligate a definirsi “di destra”. Sono persone che apprezzano la riforma del lavoro renziana, ma trovano stucchevole il voler a tutti i costi definirla “di sinistra” per giustificarne l’approvazione. Sono individui che vogliono sentirsi liberi: possono votare SI al referendum costituzionale senza per questo sentirsi “renziani”; possono votare per il centrodestra senza per questo sentirsi “salviniani”; possono sentirsi un po’ liberali e un po’ socialisti senza per questo sentirsi incoerenti; possono ritenersi profondamente laici e al contempo ispirati da sentimenti cristiani.

Sono i cani sciolti dell’innovazione.

É un popolo bellissimo. Da oggi, grazie a Italia Viva, probabilmente avrà una casa.

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