Verso dove?

Lo scenario politico appare poco chiaro, difficile da interpretare, direi “provvisorio”. Si, provvisorio in quanto in mutamento, in transizione, meglio, in trasformazione.

Trasformazione verso dove? Il nuovo paradigma politico che l’epoca 4.0 ha portato con sé, prevede il superamento della contraddizione destra/sinistra, divenuta ampiamente secondaria rispetto alla contraddizione neo-populismo/alternativa-da-costruire. Eppure la gran parte delle proposte politiche in campo, sono ancora figlie del vecchio paradigma e, conseguentemente, dei vecchi posizionamenti. Non è così per la proposta neo-populista, ben definita nel nuovo paradigma e della quale ho già delineato in altro post l’identità.

Quali sono le proposte politiche alternative? Proviamo a semplificare utilizzando i nomi dei protagonisti.

Partiamo da Berlusconi. La sua proposta politica è espressa con grande chiarezza. Di questo bisogna rendergli merito. Egli sostiene che la Lega si sia temporaneamente grillizzata e che solo il suo smarcamento dai 5 Stelle potrebbe ricomporre il campo del centro-destra e garantire un governo non populista al Paese. Il sostanza, Berlusconi vede nel centro-destra l’alternativa al neo-populismo e nel recupero della Lega la via per realizzare tale alternativa. Si tratta, come ripeto, di una proposta chiara, ma condizionata dal vizio di fondo di essere prigioniera del vecchio paradigma e quindi, per me, poco lungimirante.

E Zingaretti? La sua proposta, concettualmente, non è molto diversa. Anch’essa è prigioniera del vecchio paradigma ed è in qualche modo speculare rispetto a quella di Berlusconi. Secondo Zingaretti, l’alternativa al neo-populismo sarebbe rappresentata dal centro-sinistra, un centro-sinistra capace di recuperare i voti grillini. Come si fa a recuperare i voti grillini? Per ora, non è dato saperlo.

Le recenti elezioni europee hanno sancito un ruolo da protagonista anche per Calenda. In cosa consiste la sua proposta? Anch’egli sostiene che occorra ampliare il campo del centro-sinistra. Anch’egli dunque, a mio avviso, si muove dentro al vecchio paradigma, ma propone una via diversa da quella zingarettiana: dare vita a un soggetto di centro, pregiudizialmente alleato col PD. La proposta di Calenda richiama sinistramente la formula della quercia (il PDS) e dei cespugli (i suoi alleati più o meno centristi). Chi come me ne ha viste un po’, ricorda. Lo spazio per una nuova forza c’è. Eccome se c’è. Essa deve però nascere ambiziosa, con uno spirito autonomo e maggioritario. Se l’idea è invece quella del cespuglio che già sa sotto quale quercia posizionarsi, non va.

E poi? Sta prendendo corpo una proposta coerente col nuovo paradigma e quindi prescindente dal posizionamento sull’asse destra/sinistra? Mah, poca roba. Riposi qualche speranza nel progetto di Più Europa, ma la sua identità appare ancora troppo contraddittoria e la sua proposta politica, conseguentemente, troppo sfumata. Qualcuno in Più Europa ha in mente il “partito dei diritti”, quindi un partito a vocazione tematica, non portatore di una proposta politica complessiva. Altri, credo, si fanno attrarre dalla logica calendiana, la logica dei cespugli, il partito delle anime belle del centro-sinistra. Altri ancora cercano di proporre una via nuova, ma, mi pare, afflitti da un purismo, da una sorta di “bacchettonismo radicaloide” che impedisce orizzonti più ampi. Staremo a vedere.

Occorre dare vita a una forza che scelga di rivolgersi a tutti gli elettori. Tutti. Nessuno escluso. Che proponga una narrazione di società e di futuro alternativa a quella neo-populista e non si limiti al “pensiero-contro”, equidistante da centro-destra e centro-sinistra, non in quanto forza “di centro”, ma in quanto forza posizionata oltre il vecchio paradigma. Potenzialmente potrebbero convergervi  protagonisti diversi tra loro se osservati con gli occhiali del vecchio paradigma, ma tutto sommato potenzialmente affini se osservati con nuovo sguardo: Mara Carfagna, Maria Elena Boschi, lo stesso Renzi, lo stesso Calenda, Gianfranco Rotondi, Pier Ferdinando Casini e molti altri. Certo, ci vuole un’identità inclusiva e al contempo dirimente e ci vuole un leader capace di raccontarla. Chi vivrà vedrà.

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