A giudicare da ciò che si legge sui social, sembrerebbe che la retorica pentaleghista abbia ormai conquistato gran parte dei favori, sembra un fiume in piena, un’inarrestabile valanga. Chi vi si oppone viene normalmente accerchiato da solerti adepti di quello che qualcuno definisce “pensiero unico”.
Ridurre le questione alla dinamica tra popolino ignorante e credulone vs élite colta e competente, è ingeneroso, snobistico e miope. La realtà è un’altra: il pentaleghismo propone un racconto di società e di futuro, mentre chi vi si oppone non propone una narrazione alternativa, ma solo i suoi strali, i suoi “argomenti contro”.
La stessa contestazione messa in atto contro l’incontro di Salvini con Orban ne è testimonianza: linguaggio del no, cultura del nemico, egemonia delle forze di sinistra, comprese quelle europeiste per convenienza, ma antieuropeiste per vocazione. Occorre mettere in campo un nuovo atteggiamento e una nuova sensibilità, occorre soprattutto saper cogliere quei segnali deboli che già indicano la strada, occorre iniziare a leggere la realtà con “pensiero laterale”, oltre i vecchi schemi.
Voglio fare un esempio.