Conte è il mio Presidente

La rivista Strade pubblica un mio pezzo sul nuovo governo e sull’atteggiamento che dovrebbe contraddistinguere chi non ne fa parte.

Qui trovi l’articolo completo.

Nel seguito propongo un estratto.

Quando nel 2008 il PDL uscì vittorioso dalla competizione elettorale e Berlusconi formò il suo governo, io, pur non avendolo votato, affermai convintamente “Berlusconi è il mio presidente”. Per me la democrazia funziona così: durante la campagna elettorale si sostiene il proprio candidato; a elezioni terminate, si sostiene il candidato vincitore. Credo che prima dell’esito elettorale sia legittimo sostenere una parte, dopo sia doveroso sostenere il Paese e chi lo governa. Funziona così nelle associazioni, nei circoli, nelle cooperative; non si capisce perché questo principio non dovrebbe valere anche per il governo del Paese.

Per questa ragione, pur sentendomi distantissimo dalla cultura politica pentaleghista, affermo che Conte è il mio Presidente, e lo dico davvero, non come provocazione intellettuale. Lo dico tanto più proprio per differenziarmi da una cultura che, invece, si caratterizza per il contrario: il dileggio continuo dell’autorità quando non rappresentata da se stessi.

Il nuovo bipolarismo si fonda su due diverse culture politiche che derivano da due differenti atteggiamenti esistenziali: l’uno fondato sull’accettazione della complessità della realtà, l’altro sulla rivendicazione del mondo perfetto.

Il populismo affonda le sue radici nella cultura della sinistra, lo stesso Peronismo, considerato la primogenitura del populismo, nasce da un movimento socialista. Ma davvero pensiamo che l’avversione tutta populista e ribellista al mondo delle banche e della finanza sia una novità grillina e non affondi invece le sue radici nella cultura della sinistra? Ma davvero pensiamo che convocare in piazza tre milioni di persone organizzate da sindacati e partiti della sinistra contro l’abolizione dell’articolo 18, alludo alla manifestazione di Cofferati del 2002, non sia schietto populismo? Davvero pensiamo che quando Concita De Gregorio afferma che “bisogna parlare meno di spread e più di persone” non stia facendo populismo del più becero?

Qualcuno sostiene che governi “la destra” e che “la sinistra” dovrebbe impegnarsi in una durissima opposizione; Peccato che, come detto, destra e sinistra c’entrino nulla. Il nuovo schema contrappone invece visione ottimistica del futuro a catastrofismo, orientamento all’integrazione a esclusione della diversità, ricerca delle soluzioni a indicazione dei colpevoli, responsabilità ad alibi. Non è ancora codificato il nome da attribuire a questi contrapposti atteggiamenti politici, l’unica cosa certa è che si tratta di atteggiamenti trasversali rispetto alle culture politiche novecentesche.

L’Italia non ha bisogno dell’ennesimo “cartello contro” come furono l’Ulivo e l’Unione, ha bisogno di un “Movimento per” che sappia parlare il linguaggio della nuova epoca.

Qui trovi l’articolo completo

2 Replies to “Conte è il mio Presidente”

  1. Alessandro, ho qualche difficoltà ad affermare che Conte è il mio presidente perché non mi rappresenta. Lo è giuridicamente e legifererà anche per me e io osserverò le leggi che saranno promulgate, ma non riesco a dire di più. Mattarella è il mio Presidente e sono andato sia a Monza che a Milano a dimostrare la mia solidarietà a lui. Non l’avrei mai fatto per Segni o per Gronchi o altri. Come si può dire il mio presidente di un uomo che non stimo perché ha accettato di fare il burattino di due ignoranti, arroganti e presuntuosi.

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    1. Capisco Salvatore, la risposta alla tua domanda è nel mio articolo, meglio argomentato nella versione completa su Strade. Quando dico “mio Presidente”, di tutti e quindi ANCHE mio. Anzi, pretendo che sia ANCHE mio. Poi, alle prossime elezioni, farò il possibile perchè il “mio Presidente” sia un altro e più vicino al mio modo di pensare.

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