La sfida di +Europa: correre “per”

È stato un vero e proprio colpo di scena quando Bruno Tabacci è comparso nella sala dove Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi tenevano la loro conferenza stampa. I protagonisti erano impegnati a illustrare le ragioni dell’impossibilita tecnica di raccogliere le firme per una presentazione in coalizione, quando, su invito di Emma Bonino, si è consumata l’irruzione di Tabacci. La mossa a sorpresa ha rimesso le carte in tavola, pronte per una nuova mano: il sostegno di Centro Democratico alla lista +Europa con Emma Bonino esenta la lista dall’obbligo della raccolta delle firme.

Tabacci si conferma uomo illuminato e politico di razza: non credo che in cambio del suo sostegno chiederà visibilità (presenza nel simbolo) né chissà quali e quanti incarichi o posti per i “suoi”, chiederà e si conquisterà invece influenza e leadership nelle scelte politiche.

Ora si riapre il tema della coalizione col PD: +Europa non va più a firmare una cambiale in bianco (rinuncia alla presentazione in autonomia in cambio di una vaga e improbabile “promessa” da parte del PD), ora può trattare alla pari.

Questo significa che l’apparentamento è scontato? Manco per idea.

La pessima gestione politica della questione tecnico-giuridica posta in essere dal PD anche attraverso l’azione contraria messa in atto dal Ministro Minniti (in stile “funzionario comunista della Germania dell’Est”), non può non lasciare il segno. Si tratta di un atto politico che inevitabilmente conferisce un sapore nuovo e meno gradevole all’eventuale apparentamento e che racconta una volta per tutte come un’autentica pulsione liberal-democratica, europeista, fuori dall’ormai inattuale schema destra/sinistra, non possa nascere dal PD, neppure da quello “rinnovato” di Renzi.

Si grida allo scandalo, al salvataggio da parte di un “democristiano”.

Io che mai votai per la DC, mi sono davvero stancato di questo stupido e consunto luogo comune: la parola “democristiano” non corrisponde a un insulto.

Si può dire o no che, come la storia ha ampiamente dimostrato, fin dalle nostre origini repubblicane, la DC si schierò con la parte giusta e il PCI con la parte sbagliata? Si può affermare o no che sia stato un bene che la DC abbia prevalso sul PCI? Si può finalmente riconoscere che i governi a maggioranza democristiana abbiano consentito un formidabile sviluppo del Paese a partire dal dopoguerra e fino agli anni ‘80, cioè fino a quando la DC è esistita?

Si può etichettare Bruno Tabacci come si vuole, ma resta un uomo politico unanimemente riconosciuto come un galantuomo, da sempre sinceramente europeista, ispirato da una visione liberal-democratica, aperto a considerare laicamente i diritti civili come fattore di emancipazione sociale. Si tratta dunque di ottimo sponsor, amico ed alleato con cui +Europa può davvero ambire a dare vita a una nuova aggregazione oltre il centrosinistra per come lo conosciamo.

Quella relativa alla coalizione diventa una scelta politica con effetti diretti sul tipo di elettorato a cui +Europa si vuole rivolgere.

Occorre infatti ragionare in termini non esclusivamente elettoralistici e guardare anche al di là dei pur rilevanti vantaggi che la coalizione offre, specie nei collegi uninominali. Nel caso della coalizione col PD, +Europa sarebbe prevalentemente appetibile per l’elettorato deluso del PD. Nel caso di corsa in autonomia, risulterebbe invece appetibile per una porzione di elettorato potenzialmente più ampia: per quella montagna di elettori che votò PD alle scorse europee per poi allontanarsene, per gli elettori dei 5stelle desiderosi di cambiamento ma preoccupati per la deriva totalitaria di Grillo ed anche per quegli elettori del centro-destra preoccupati per la deriva illiberale degli alleati di Berlusconi.

In ogni caso, in coalizione o in autonomia, +Europa dovrà correre “per“ e non “contro”. Per l’affermazione di un’ispirazione liberal-democratica e di una prospettiva europeista, non contro il centro-destra, il cosiddetto renzismo o quant’altro. In coalizione o in autonomia, comunque per.

Sulla capacità di “correre per” e sulla capacità di elaborazione politica e indicazione di prospettiva che ciò comporta, si giocheranno le possibilità di successo di +Europa.

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