Certezze urlate e dubbi sussurrati

In questi giorni si celebra il processo a @marcocappato. Egli è accusato di aver commesso un grave reato: aiuto al suicidio.

Come tutti sanno, il reato di cui #Cappato è accusato, attiene alla toccante vicenda di #DjFabo. I giudici dovranno giudicare se nel comportamento di Cappato è davvero riscontrabile il reato di aiuto al suicidio.

Da un punto di vista aridamente tecnico, è probabile che il reato sia riscontrabile, mentre una lettura più critica e approfondita, può suggerire altrimenti. In ogni caso, qualunque sia la sentenza, inevitabilmente farà discutere e in ogni caso, qualunque sia la sentenza, il coraggio e la compostezza di Marco Cappato lasceranno un segno nelle coscienze.

Qual è il confine tra aiuto al suicidio e compassionevole accompagnamento al fine vita? Ognuno può provare a rispondere col proprio pensiero e col proprio sentire. C’è chi si interroga e c’è chi urla. Io preferisco chi si interroga, qualunque sia la sua sofferta risposta.

Penso che i veri dilemmi etici non riguardino le scelte fra il “bene” e il “male”, quelle sono scelte facili, ma riguardino invece le scelte tra forme diverse di bene. Da questo punto di vista, la contraddizione principale che caratterizza i diversi atteggiamenti di fronte alle questioni etiche, è tra chi sceglie mantenendo il seme del dubbio e chi al contrario urla la sua scelta come l’unica accettabile. Il fatto che tra chi urla vi siano opinioni diverse, è per me secondario: appartengono comunque tutti ugualmente alla classe degli urlatori di certezze.

Anche per questa ragione, apprezzo il comportamento di Marco, così rispettoso e compito. Egli di certo non appartiene alla categoria degli urlatori di certezze e anzi sembra portare con sé il seme del dubbio, pur assumendosi la responsabilità del gesto. Per questo lo ringrazio.

Il dilemma è stato sciolto in sede parlamentare grazie alla legge sul testamento biologico, che aiuta a definire il confine tra aiuto al suicidio e compassionevole accompagnamento al fine vita. Sarà dunque più facile in futuro il lavoro dei giudici in casi assimilabili a questo. Il merito è certamente di chi politicamente si è battuto per questo risultato, in particolare alludo a Matteo Renzi, ma anche di chi, come Cappato, ci ha fatto indirettamente vivere la problematicità del dilemma.

Lo dico sottovoce, facendo mia la compostezza di Cappato: abbraccio idealmente la moglie di Dj Fabo, i suoi cari, tutti coloro che gli hanno voluto e gli vogliono bene e con loro, per primo, Marco Cappato.

Chi oggi lo giudica ha la possibilità di interpretare e applicare zelantemente la legge o di mettersi in gioco per concorrere all’emancipazione della nostra società. In ogni caso il coraggio di Cappato non sarà cancellato. E la coscienza collettiva ne avrà beneficiato. Grazie Marco.

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