Populisti? No, accozzaglia reazionaria.

E’ ormai di moda etichettare come “populisti” i seminatori di odio e in generale tutti coloro che indicano nemici. Indicare nei migranti la ragione del nostro malessere, sarebbe populismo; individuare nell’Unione Europea la fonte di ogni crisi, sarebbe populismo; aizzare gli animi contro i cosiddetti e mai precisamente individuati “poteri forti”, sarebbe populismo.

No, non è populismo, è qualcosa di molto più pericoloso. Il comune denominatore dei seminatori di odio riguarda un preciso atteggiamento: rivendicare il mondo perfetto e lasciare quello reale così com’è.

Così succede che di fronte, ad esempio, ai famosi ottanta euro, piuttosto che alla riforma del lavoro, al famigerato articolo 18, alla riforma delle pensioni, costoro dicano “sarebbero ben altre le misure necessarie! tutto ciò è molto diverso dal mondo perfetto che abbiamo in mente e che la gente (?) merita! meglio lasciare le cose come stanno”. Lo stesso atteggiamento viene riservato al processo di integrazione europea: siccome l’Unione Europea non è come la vorremmo, meglio rinunciare.

Costoro si ritengono competenti nel disegnare un ipotetico mondo perfetto, ma sono specialisti nel lasciare quello reale così com’è.

Non c’entra destra e sinistra. C’è chi indica soluzioni da perseguire e chi indica nemici da odiare, questo è oggi il vero discrimine.

Questo atteggiamento, diciamolo, ha sempre esercitato un fascino speciale sulla cosiddetta sinistra che, figlia della cultura del nemico di classe, quando si tratta di convogliare energie contro il nemico di turno, si fa quasi sempre trovare. E’ successo con Craxi, è successo con Berlusconi, sta succedendo con Renzi.

Di certo oggi questo atteggiamento non appartiene solo alla sinistra, ha un tifo molto più ampio che va dalla Camusso alla Meloni, da Bersani a Di Maio, da D’Alema a Salvini. La “coalizione di fatto” che si è costruita attorno al nemico Renzi, al fine di denunciare l’imperfezione della proposta di riforma costituzionale e finire col rivendicare lo status quo, è la rappresentazione plastica della trasversalità di questo atteggiamento. E Berlusconi che c’entra? Anch’egli fece parte di quella coalizione. Significa che fa parte di questa accozzaglia reazionaria?

No, Berlusconi è l’unico vero populista: egli indica soluzioni, non si limita a demonizzare quelle altrui come invece fanno quelli dell’accozzaglia. No, lui propone soluzioni, certo, ma come le seleziona? Lui propone soluzioni gradite ai più, al popolo, indicate dai sondaggi. Quindi è certamente populista, è l’unico vero populista, ma non fa parte a pieno titolo dell’accozzaglia. Anzi, gli va dato merito di porsi come il più fermo alfiere della denuncia della pericolosità del Movimento 5 Stelle.

La sua partecipazione al fronte del no in occasione del referendum costituzionale, va ricercata certamente nella ripicca relativa alla vicenda di Mattarella, ma anche nella sua vocazione a stare comunque dalla parte di chi vince e il no appariva la scelta più “vincente”.

In vista delle elezioni politiche, il cosiddetto centrodestra unisce dunque forze orientate alla soluzione, sia pure con tendenze populiste, (Forza Italia) con forze decisamente orientate all’odio e al nemico (Lega e Fratelli d’Italia). Il Movimento 5 Stelle fa dell’odio, del nemico e del vaffanculo le sue bandiere, sono i portabandiera delle ragioni dell’accozzaglia reazionaria. Il cosiddetto centrosinistra, grazie al fausto diniego della sinistra arcaica a partecipare alla coalizione, appare invece più compiutamente orientato alla politica delle soluzioni sostenibili.

Certo, all’interno del PD, anche dopo la fuoriuscita della sinistra arcaica, continuano a convivere pulsioni orientate al nemico, ma, quantomeno a oggi, appaiono ampiamente minoritarie. Lo spirito orientato alle soluzioni della coalizione sarebbe certamente confermato e potenziato, se vi facesse parte la nascente lista +Europa, frutto dell’unione tra Radicali e Forza Europa. La cosa non è semplice: la lista per presentarsi deve raccogliere una quantità irrealistica di firme. Ha ragione Emma Bonino quando sostiene che la legge elettorale recentemente approvata sembra pensata all’insegna del “chi c’è c’è, chi non c’è non c’è”. Vedremo.

In ogni caso la partita è questa: soluzioni sostenibili o nemici da odiare? La speranza è che le forze della soluzione, del per, del si, dell’inclusione, del tifo a favore, abbiano un sufficiente consenso per poter esprimere un governo, anche quando appartenenti a coalizioni diverse. L’alternativa è roba brutta. Ma brutta brutta.

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