Dagli slogan al bastone: a volte le parole sono pietre, a volte diventano testate

Prima che la sconfitta della nazionale italiana con la Svezia deviasse l’attenzione, nei giorni precedenti si faceva un gran parlare della testata a un giornalista ad opera di tal Roberto Spada.

Ha impressionato la violenza del gesto, certo, ma ancora di più la successiva accondiscendenza da parte di molti: nel corso dell’arresto di Spada, le forze dell’ordine sono state contestate, mentre sui social dilagavano i “si, ma” e i ” si, però”.

La logica sottintesa dall’accondiscendenza è quella del “in fondo se l’è cercata”. Sembra che chiunque sia vittima di un sopruso ” se la sia cercata”. Se l’è cercata il giornalista, se la sono cercata le donne molestate, se la cerca (di default) ogni extracomunitario discriminato.

Viviamo in un Paese che, a forza di “se l’è cercata”, dopo aver accettato linguaggi violenti, accetta oggi anche pratiche violente. Anche cent’anni fa le bastonate delle squadracce sono arrivate dopo le parole, dopo gli slogan, dopo che qualcuno ha indicato i nemici che la dovevano pagare.

Sta riemergendo il sopito e mai morto spirito fascista che caratterizza l’atteggiamento di larga parte della popolazione italiana. Si tratta di un atteggiamento culturale che trascende anche i diversi orientamenti politici. Si tratta di una cultura ben sedimentata e negli ultimi anni rinvigorita dai leader che preferiscono indicare nemici anziché indicare soluzioni realistiche e sostenibili.

La cultura del nemico è certamente portata avanti da Salvini, ma, in fondo anche dagli eredi del “nemico di classe” che, ora indicando Renzi, prima Berlusconi, vedono nella sconfitta del “nemico” la soluzione di tutto, ma certamente il leader maximo della cultura del nemico è Beppe Grillo. Per lui sono tutti cattivi e nemici, unica eccezione i suoi che sono candidi, duri e puri. Tipico atteggiamento totalitario.

Sia ben chiaro, la responsabilità della testata al povero Piervincenzi è di Roberto Spada e di nessun altro, ma certo chi propone un ribellismo adolescenziale che indica nemici immorali e ne preconizza la brutale sconfitta sognando vendetta, ci mette del suo. Da questo punto di vista, è impressionante riguardare in sequenza parole e atteggiamenti grilliani, il gesto del pulirsi il culo con un quotidiano, la distribuzione di banconote facsimili ai giornalisti, le liste dei giornalisti nemici sul blog, le ingiurie (vi mangerei solo per il gusto di vomitarvi), infine le parole pronunciate in uno dei suoi vaffaday (“un giorno con i giornalisti faremo i conti, eccome se faremo i conti, li faremo con tutti i conti, li faremo”) mentre un esaltato commenta “a bastonate”.

Ovviamente, ripeto, non c’è alcun collegamento diretto tra le parole del leader e il gesto di Spada, ci mancherebbe, ma le responsabilità politiche nella determinazione di una cultura violenta, quelle restano. E resteranno.

 

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