Le parole d’ordine del fascismo2.0

Onestà. 

Questa bella parola è stata ridotta a clava da agitare nelle piazze per distinguere i buoni dai cattivi che significa quelli uguali a noi dagli altri, infine “noi” dagli “altri”, i puri dagli impuri. Viene in mente Pietro Nanni quando disse “un puro trova prima o poi uno più puro di lui che lo epura”. Il regime dei puri, cioè dittatura. 

Vergogna. 

È l’incipit di molti post sui social. Serve per lanciare strali sui propri nemici (in genere “i politici”) facendo leva su argomentazioni retoriche quando non su fake news. 

Vaffanculo. 

Lanciato da Grillo nei vaffaday, ricorda sinistramente il menefrego fascista. Oggi un po’ démodé. 

Parole che esprimono una cultura che unisce Grillo con Salvini, la Meloni con Civati, l’accozzaglia insomma. 

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